OSTRACISMO ECOLOGICO O ECODEMOCRAZIA?

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Ostracismo, bella parola arcaica. La dolcezza del suono non distolga dalla durezza dell’atto. Nei musei archeologici si conservano ancora alcuni dei cocci sui quali antichi Ateniesi scrissero il nome del politico da esiliare esercitando un potere popolare (democratico, stricto sensu) introdotto negli ordinamenti della polis come sfogo alla ben nota faziosità dei cittadini. Lungi da noi la tentazione di rimpiangerlo, anche se i politici nostrani  rivettati alla poltrona non perdano occasione di farne sentire la mancanza. Sta di fatto che il semplice “non votarlo più” sembra ormai troppo blando antidoto nei confronti del politico  male operante ribalderia o insipienza. Innanzitutto perché gli effetti nocivi delle sue decisioni, magari annidati nell’anfratto di un comma o nelle pieghe oscure di un regolamento,  sono molto più durature del suo mandato. In secondo luogo, capita di rado che un politico scaduto, trombato o decotto che sia, esca veramente di scena. Abbia un partito alle spalle e non gli verrà mai meno una poltrona, un divanetto, una panchina, uno scranno ben retribuito, foss’anche la presidenza di una commissione europea di sottobosco o dell’Enciclopedia Treccani. Molti termini definiscono questa fattispecie di regime: partitocrazia, oligarchia, gerontocrazia, edocrazia (sedere è potere) e altri meno lusinghieri, ciascuno dei quali coglie un aspetto del principio fondamentale che in politica nulla si butta. Sarà allora appropriata, nel più garbato politically correct, un’altra definizione, cioè eco-democrazia, democrazia ecologica, in omaggio allo zelo con cui persegue la lotta allo spreco, il riciclaggio dei rifiuti, l’azzeramento del “non recuperabile“ a livelli che farebbero cinguettare di gioia il più severo ambientalista.

Sorgono ai confini delle nostre città grandi e ben ordinate discariche, non prive di un loro geometrico decoro, con lunghi rettilinei, strade, persino viali alberati a delimitare gli ammassi di rifiuti: vere città in attesa di una toponomastica. Perché lasciare anonime tutte quelle vie? In cambio della loro inamovibilità, intitoliamole a  quelli fra i politici nostrani che più si sono distinti nel far danni: boulevard A.**, avenue B.**, viale C.**, vicolo Z.** , fra un cumulo di sfalci putrefatti e una montagna di ellettrodomestici rottamati.

Campi Elisi alla rovescia, contrappasso in antitesi del Sesto cielo dantesco, da cui le scolaresche in gita ecologica trarranno utili ammaestramenti.

 

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immagine di Vincent Teriaca