PICCOLO VADEMECUM DEI FILM IN SALA

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Nelle sale cinematografiche, in questo periodo, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Intanto due storie di donne girate da registe donne: “Le cose che verranno” (titolo originale “L’avenir”) della francese Mia Hansen-Løve (non ancora in tutte le città) e “Libere, disobbedienti e innamorate” dell’ungherese Maysaloun Hamoud.

Il primo è incentrato sulla storia di Nathalie interpretata dall’impareggiabile Isabelle Huppert, che in seguito a due lutti (la madre che muore e il marito che la lascia) si ritrova a provare, oltre al dolore e allo spaesamento tipico dell’elaborazione del lutto, anche un nuova sensazione di libertà.

Come sempre la Huppert interpreta il ruolo, che le sembra appositamente cucito addosso, di una donna autonoma, forte e realizzata che non ha bisogno di aggrapparsi necessariamente ad illusioni puerili come quella di doversi rifare per forza una vita sentimentale, accontentandosi del primo che passa. Nathalie d’altronde è un’insegnante di filosofia con un bel rapporto con i suoi studenti (che infatti la coinvolgono nei loro progetti) e cura una collana editoriale prestigiosa e la passione per il suo lavoro le dà grandi soddisfazioni…

Il secondo invece è l’intreccio delle vicende di tre ragazze che dividono un appartamento a Tel Aviv e che cercano di realizzarsi lontano da famiglie o uomini opprimenti. Salma è una dj che sbarca il lunario facendo anche lavori occasionali come la barista e che deve nascondere la propria omosessualità ai famigliari, cristiani osservanti e piuttosto intransigenti.

Leila è un avvocata penalista che decide di lasciare un uomo di cui è innamorata poiché troppo conservatore e opprimente. Noor, infine è una studentessa musulmana originaria di Umm al-Fahm, città che in Israele, è centro del Movimento islamico ed ha un promesso sposo fanatico che la vuole sottomessa ed obbediente.

Noor è anche l’ultima arrivata nell’appartamento. E’ remissiva e silenziosa ma in breve tempo si lascia contagiare dalle altre due. Il fidanzato musulmano, accortosi del cambiamento, comincia a criticarla e a sollecitarla di trovare un altro appartamento. Considera le coinquiline di Noor alla stregua di prostitute, ma lei si rifiuta di andarsene e lui, nonostante sia un assertore convinto della castità prematrimoniale, le usa violenza, quasi in segno di disprezzo nonché di intimidazione.

Le tre ragazze però faranno squadra e riusciranno a liberarsene. Un bel film sul potere e la bellezza della solidarietà femminile, che noi occidentali, stiamo dimenticando.

Anche il controverso “Elle” è un film che parla di donne o meglio di una donna; Michelle (interpretata anche in questo caso da Isabelle Uppert) . Il film  però porta la firma di un regista: Paul Verhoeven, per chi non lo sapesse, è quello che ha diretto “Basic instinct”.

Sebbene anche in questo caso, Verhoeven, porti sul grande schermo una storia abbastanza inverosimile, anche questo film sembra comunque cucito addosso al ruolo di una donna forte, Michelle, che, nonostante abbia subito una violenza, si rifiuta di essere una vittima. la storia, inoltre, presenta diversi spunti di riflessione interessanti anche se il regista sembra capirne ben poco di psicologia femminile.

Altri film da vedere sono, “Famiglia all’improvviso” film francese per la regia di Hugo Gélin con Omar Sy (protagonista del famosissimo “Quasi amici”), “L’altro volto della speranza” di Aki Kaurismäki e “Ghost in the shell” per la regia di  Rupert Sanders (tratto da un famoso manga), vede come protagonista la bellissima Scarlett Johansson, ma anche l’affascinante Juliette Binoche e il giovane Michael Pitt.

Per chi se li fosse persi, in alcune sale (ma non più in tutte le città) sono ancora  in programmazione “Jackie” di Pablo Larrain con la bravissima Natalie Portman che indossa i panni di Jackie Kennedy nei giorni successivi la morte del marito, “Manchester by the sea”, un dramma di  Kenneth Lonergan (Oscar come miglior sceneggiatura e a Casey Affleck come migliore attore protagonista) e “La la land”, super premiato agli Oscar, anche se non come miglior film, ma (tra gli altri) come miglior regia.

Damien Chazelle è il nome del giovanissimo regista che qui dirige Ryan Gosling ed Emma Stone (vincitrice come miglior attrice protagonista). Da vedere soprattutto se si abbia voglia di qualcosa di leggero e gradevole, poiché si tratta di un musical che strizza l’occhio allo stile Fred Astaire e Ginger Roger  ma con molte citazioni di film degli anni sessanta/settanta, il tutto sapientemente condito con un bel senso dello humor e un finale davvero originale, che però non svelerò, anche se mi limiterò a dire che ovviamente non si tratta di un happy end.

Dico ovviamente perché è risaputo che i film d’autore non finiscono mai così. A volte per la verità, con sta moda dei finali aperti, non si capisce proprio come finiscano, ma non è questo il caso. E anche se, come dice la Littizzetto ormai è difficile trovare una storia che finisca con i protagonisti che limonano dopo essersi felicemente ritrovati, tutto sommato “La la land” ha comunque a suo modo, un bel finale.  Ah dimenticavo, ha vinto anche come miglior colonna sonora e come miglior canzone (“City of stars” a firma Justin Hurwitz) , una cosa per nulla da sottovalutare, soprattutto se parliamo di un musical.

Tra i film italiani consiglio, invece, lo spassoso “Lasciati andare” di  Francesco Amato, con Toni Servillo, Carla Signoris e Luca Marinelli.