MARIO RUSSO AL CASTELLO DI RIVARA

Di: Caterina Civallero
24 settembre 2017

Per celebrare il cambio di stagione, quest’anno, il Castello di Rivara (incastonato fra le colline del Canavese), apre le porte ad una collettiva particolarmente interessante.
Con i suoi festeggiamenti, l’Equinozio d’autunno (questo è anche il titolo dell’esposizione), non poteva essere scenario migliore per aprire il sipario sulle opere di diversi autori tra cui, in particolare, Mario Russo. La mostra, inaugurata domenica 24 settembre, sarà aperta al pubblico fino al 5 novembre.

L’idea di esporre le opere di Mario Russo nasce dalla coraggiosa impresa della figlia Mariella, di riordinare il lavoro svolto dal poliedrico artista che fu allievo, tra gli altri, anche di Felice Casorati.

Mariella entra, così, in un mondo fantastico e scopre, in punta di piedi, un tesoro di centinaia di opere, disposte in apparente (umano) disordine, ma chiaramente “catalogate” secondo un percorso di evoluzione tecnica e artistica incessante.

Un delicato e accuratissimo lavoro di catalogazione delle opere (che Mariella definisce “le Creature di mio Padre”) che dura da mesi, ci permette ora di ammirare almeno una parte (anche se per ora ancora minima) di un patrimonio che merita di essere conosciuto, e apprezzato.

Mario Russo fu pioniere di tecniche espressive davvero intense come quelle utilizzate per realizzare le opere che Mariella definisce le “Gonfiette umanoidi” o più amichevolmente i “Mammocci o Mammoccioni”, opere in plastica espansa cui, suo padre dava vita e consistenza, attraverso un soffio d’aria.

Mario Russo insufflava aria nelle sue creazioni di plastica e gli infondeva vita, quasi come un dio davanti alla sua opera di argilla.

Più di cinquant’anni di attività hanno caratterizzato la vita di quest’artista solitario, impegnato a dipingere, scolpire e lavorare sui materiali più diversi: dalla tela al legno, dalla plastica all’acciaio; ha dipinto, scolpito e costruito utilizzando numerose tecniche, in un susseguirsi di periodi rivolti all’arte figurativa, poi astratta e concettuale, talvolta, mescolando più tecniche fra loro.

“Coesistenza” è il termine che mi risuona in mente guardando i suoi lavori e con questo eco nel cuore descrivo a tratti un Mario Russo che conosco solo attraverso le sue opere e il racconto che Mariella mi ha fatto di lui.

Ma ogni tecnica, utilizzata dall’artista (sia nella pittura, sia nella scultura) è portatrice di immagini e frammenti che descrivono i diversi aspetti del suo poliedrico carattere, una vera e propria dimostrazione di abilità per portare in luce tutte le forme di emozione contenute nella sua anima, poiché come dice Ernst Gombrich “Non esite in realtà una cosa chiamata arte, esistono solo gli artisti”.

Il linguaggio plastico delle opere che si muovono, utilizza diversi materiali, in un duello tra realtà e astrazione e in un inseguimento fra il surreale, il profetico e il visionario.

Per non parlare dei dipinti: tele o tavolette di legno animate sovente da segni sferici: cerchi e archi, ripetizioni infinite di schizzi sabbiosi e densi per arrivare ad intrappolare un pensiero ricorrente: voler costruire un luogo sacro in cui rappresentare la maternità.

Anche nelle sue espressioni pittoriche figurative, una costante, comunque resta: il tema del corpo, dell’energia vitale e del mutamento.

Info su www.castellodirivara.it

 

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