TECNOLOGIA E STRESS

Di: Elisabetta Fea
28 novembre 2017

“Come secondo lavoro recupero password”.

Parto da questa frase che mi è capitato di leggere un po’ di tempo fa su Twitter e che, di recente, mi è tornata in mente.

Se una volta, infatti, riuscivo a tenere a memoria tutte le password che avevo, di recente sono talmente aumentate, che ho dovuto crearmi una rubrica tipo quelle che una volta si usavano per i numeri telefonici, solo per fissarle nero su bianco, da qualche parte.

Rubrica che man mano si riempie di pesanti righe nere perché, da qualche tempo, è anche diventato fondamentale cambiarle ogni tre per due …

E’ il sistema che te lo chiede … però … quindi non c’è modo di by-passare o protestare …

Si lo so che c’è anche una “fikissima” app che le gestisce per te … le password ovviamente, ma se uno risolve tutto on line, finisce per passare la prpria vita inchiodato a un video e gli si “spana” completamente la postura, per non parlare della cervicale (e magari anche del cervello).

E si … il problema postura. L’altro giorno ho incontrato una ragazza che probabilmente non arriva alla trentina, e che già si lamentava del mal di schiena. Si certo, ho pensato io, a furia di gestire tutto attraverso le app, comunicare solo attraverso i social e poi magari camminare con il tacco 12…

Le due cose insieme sono micidiali (cioè stare sempre a video e sul tacco 12). E’ successo anche a Sarah Jessica Parker, a furia di indossare Manolo Blahnik, ora ha i piedi deformati, la schiena “a ramengo” e può indossare solo più ballerine. Ma torniamo al punto in questione.

Il punto è che, così come esiste il ginocchio della lavandaia e il gomito del tennista ora c’è anche il gomito da mouse o “mal di mouse”. Si tratta della sindrome pronatoria dell’arto superiore destro causata da tecnopatia procurata da “overuse” da mouse del computer. Questo il nome tecnico e al di là delle definizioni, la notizia è che il mal di mouse viene riconosciuto, da un po’ di tempo, come malattia professionale dall’Inail.

Dovrebbero pensare ad una cosa analoga anche per la schiena.  La postura da computer è micidiale. I ragazzini non ci pensano, ma a furia di stare chinati su smartphone e tablet si candidano alla gobba precoce, che non è poi esteticamente tanto bella da vedersi. Gli occhi stanchi e rossi alla Twilight, passino, ma la gobba è tremenda … fa impressione persino sugli anziani …

Già mi immagino, con grande scoramento, orde di futuri cinquanta/sessantenni che avranno gobba e problemi di deambulazione, soprattutto le donne che, per altro , soffrono anche più frequentemente di osteoporosi e altre patologie connesse.

Intendiamoci, non sono io ad ipotizzare un simile futuro, sono professionisti ben più esperti di me, medici, osteopati, sociologi …  io mi limito a lanciare l’allarme (come, per altro, molti altri) e a cercare di fare un minimo di prevenzione, tra cui limitare per l’appunto l’uso di social e di app (anche i tacchi vertiginosi li uso solo in casi eccezionali) …

Ma torniamo alle password. Ormai per fare qualsiasi cosa sul web ti obbligano ad approdare su piattaforme che necessitano di sequenze di numeri e lettere sempre più lunghi e complessi, che includano minuscole, maiuscole e altri simboli vari … e se per caso sei dislessico sono, ovviamente “…azzi tuoi”

Se hai qualche problema cognitivo idem … se sei anziano pure … etc. etc.

Ma poi c’è un altro tipo di stress … ovvero la ricerca, tra ottomila modelli di computer, tablet e smartphon, quando si ha bisogno di comprarne uno. E qui è tendenzialmente facile perché pressoché ognuno di noi ha un amico o parente informatico (o “smanettone” dei computer) che passa il tempo ad aggiornarsi sui nuovi modelli e a cui si può ricorrere per un consiglio … ma come fare per non farsi svenare economicamente?

Bisogna trovare le offerte, navigando per ore in internet o girando tutti i reparti dedicati ai media di tutti i mega super centri commerciali, dove io ho subito, ad esempio, il problema di non lasciarmi risucchiare dai settori dei CD, DVD o libri … quando invece dovrei cercare di restare concentrata su ram e bit (lo so, lo so gli informatici non capiranno … di solito mi guardano come se fossi un ufo anche solo quando dico che preferisco un libro con tanto di pagine, rilegatura e quarta di copertina piuttosto che l’e-reader).

Certo, c’è sempre l’alternativa di buttare in tecnologia l’intero stipendio … un mucchio di gente lo fa … pur di avere il modello o l’accessorio di tendenza … anche perché poi comunque bisogna calcolare, l’antivirus, il tecnico che ti liberi da eventuali malware che ti becchi comunque (a volte non c’è antivirus che tenga), la stampante, lo skanner, la custodia per tablet e smartphone e il guscio para urti che altrimenti si rompe il vetro …

Se non hai questi due, infatti, il vetro super piatto degli attuali smartphone, si rompe al solo guardarlo, figurarsi se cade …

E hanno un bel dirmi i tecnici che magari sono io che sono maldestra … mi spiegassero invece come mai il mio vecchio Motorola, che era leggermente curvato sul retro (e non super – ultra piatto come i modelli di adesso), non si è mai fatto un graffio pur finendo anche giù per dirupi e scarpate senza alcuna protezione …

E mi spiegassero anche come mai non ne producono più di così resistenti … forse perché per far girare l’economia c’è bisogno di tecnologia che si rompa più velocemente?

Tra una cosa e l’altra comunque ho calcolato che con quello che potrei risparmiare se la stampante non si inceppasse ogni tre per due, se lo smartphone non avesse sempre qualche virus da togliere o crepa improvvisa e se i computer la smettessero di morire di colpo lasciandomi con memorie intere da recuperare, probabilmente avrei già potuto permettermi un viaggio di 365 giorni intorno al mondo o, se non proprio una villa ai Caraibi, almeno un mini-appartamento in Costa Azzurra.

Comunque meglio pagare subito un bravo tecnico che rischiare di affidarsi a qualche amico improvvisato che poi finisce per farti ancora più danni e complicarti solo di più la vita…

Di fatto poi, la realtà è che il tempo che risparmiamo cercando info su internet invece di spulciare libri, enciclopedie e archivi (come si faceva una volta), alla fine lo perdiamo appunto nel recuperare password, nell’evitare malware, nello scaricare programmi di antivirus e nell’aspettare che il tecnico ripari i danni.

Per quasi una decina d’anni, dopo l’avvento di internet e quindi grazie alla posta elettronica, ho vissuto una vita quasi felice senza la stampante. I miei datori di lavoro e le testate con cui collaboro mi inviavano cud cartacei per la dichiarazione dei redditi, l’amministratore di condominio mi inviava le notifiche sulle assemblee condominiali via posta raccomandata etc. Ad un certo punto però, con la scusa che stampare è una cosa poco ecologica, nessuno inviava più nulla e tutto si doveva scaricare da apposite piattaforme on line per le quali occorreva avere appunto nuove password. Ma poi comunque il commercialista chiedeva il cud cartaceo, i miei, che sono piuttosto anziani volevano i verbali d’assemblea cartacei etc. Quindi ho dovuto comprarmi una stampante. E la cosa è andata così.

Più o meno la terza volta in cui decido di stampare un documento, l’aggeggio in questione si inceppa. Essendo ancora in garanzia, lo porto a riparare, nel megasuper mercato dove l’ho comprato, che sta (neanche a dirlo) dall’altra parte della città. Tre settimane dopo mi avvisano che la stampante è riparata e posso andarla a ritirare, sempre dall’altra parte della città. Torno a casa e mi accorgo che si sono “dimenticati “ di reinserire nell’infernale aggeggio, il toner. Uso il termine dimenticati tra virgolette perché, secondo me, col cavolo che si erano dimenticati … Allora telefono cercando di usare un tono che non tradisca l’incazzatura connessa al fatto che li considero dei furbetti ladruncoli e cerco di usare un tono conciliante per dire “vi siete dimenticati di restituirmi il toner insieme alla stampante”.

I responsabili, dall’altra parte del telefono, non sentendosi accusati del ladrocinio architettato ai miei danni, mi rispondono ok, vanno a controllare (o fanno finta di farlo) e mi dicono “venga pure a riprenderselo”, il toner, come se tanto a me bastasse girare l’angolo di casa … (per inciso le scuse facoltative, facoltative sono rimaste).

Dunque mi armo di pazienza e riattraverso la città per andare a riprendermi il toner che, per altro, era praticamente nuovo, ma quando rientro a casa la stampante continua a non stampare. Così sempre più infuriata, ma anche stanca ed esasperata, decido di chiamare il mio tecnico di fiducia il quale arriva e mi dice che il toner che mi hanno restituito è esaurito, quindi complimenti, ai furbetti ladruncoli che ce l’hanno comunque fatta a fregarmi.

Cosa puoi fare a questo punto? Niente. Prendi e porti a casa.

Al massimo puoi permetterti il lusso di 1) comprendere perché poi la gente, se subisce tre o quattro ingiustizie del genere, dia di matto, prenda un’arma e si metta a sparare a casaccio, 2) comprare un nuovo toner da 60 euro, perché tanto come lo dimostri che ti avevano voluto fregare sin dall’inizio? E cioè che la loro non era stata una dimenticanza accidentale ma un ladrocinio bell’e buono? 3) rispolverare la battuta di Woody Allen, quando ti chiedono “ma tu non ti arrabbi mai?”… Giusto per rispondere “No, io mi allevo un cancro” …

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