PREFAZIONE AL LIBRO “IL MIO GEMELLO MAI NATO”

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Devo confessare che la prima volta che ho sentito parlare della “Sindrome del Gemello che Resta” è stato proprio leggendo questo interessantissimo libro lavoro di Caterina e Maria Luisa. La mia prima reazione è stata di notevole scetticismo, tanto da mettere in dubbio la mia disponibilità a scrivere la prefazione.

Dubbio che è svanito in pochi secondi, grazie alla mia formazione rigorosamente scientifica che mi ha portato ad adottare l’approccio corretto da avere di fronte a qualsiasi novità. Dovevo, prima di tutto, ascoltare, in realtà, in questo caso, dovevo iniziare a leggere il manoscritto che mi era stato inviato ed evitare di avere pregiudizi nei confronti di tutto ciò che non riuscivo a spiegare razionalmente con le conoscenze di cui ero dotato.

Purtroppo è mia esperienza diretta che tanti operatori del mondo scientifico hanno un errato atteggiamento, cioè quello di non credere solo perché non hanno gli strumenti per comprendere. Fino al punto che, non raramente, molti, anche se si definiscono ricercatori, si rifiutano di ascoltare e di verificare i fatti.

L’umiltà rappresenta lo stato d’animo giusto per acquisire nuove conoscenze elemento, questo, strategicamente fondamentale per aprire nuove frontiere che possono incrementare i poteri umani. Quello che sappiamo è veramente una goccia rispetto alla vastità dell’oceano di cose di cui non sappiamo ancora niente.

È sempre stato questo atteggiamento di apertura che, fino a ora, ha permesso lo sviluppo incredibile delle conoscenze e della scienza. Più leggevo il manoscritto e più aumentava in me il desiderio di esplorare nuovi territori, sempre spinto dal mistero di ciò che non conoscevo. Questo libro che hai tra le mani è veramente da leggere senza pregiudizi, con il cuore e la mente aperti – c’è chi dice, giustamente, che “la mente è come un paracadute, funziona solo se lo apri” – non solo per la passione che ci hanno messo le autrici nello scriverlo, non solo per i consigli pratici che possono sicuramente migliorare il proprio stato di ben-essere, ma anche perché fa veramente riflettere sul senso, sul significato e sulle emozioni che provocano la vita e la morte.

La sindrome del gemello, al di là delle proprie credenze, rappresenta obiettivamente una grande occasione, non solo per imparare a elaborare il lutto in merito a qualsiasi perdita, ma indica un percorso importante per imparare a portare nella giusta luce il proprio rapporto con la vita e con la morte. Due facce della stessa realtà. Non esiste l’una senza l’altra. Solo la conoscenza del buio valorizza la luce, solo la consapevolezza della morte fa comprendere il grande valore e il grande miracolo della vita. Riporto quanto scritto nel mio libro La via della guarigione con sottotitolo “Curare la mente per curare il corpo, curare l’ambiente per curare l’uomo, curare lo spirito per curare il mondo”: «L’attuale società in cui viviamo, almeno nelle sue espressioni basate sulla futilità e sul consumismo, porta a rimuovere la consapevolezza che la vita ha una fine.

Bisogna vendere l’immagine di un’eterna giovinezza, di una scienza che può tutto, anche sconfiggere la morte. Nella falsa illusione di essere eterni ci si adatta più facilmente, in modo passivo, al consumismo imperante, a una vita in cui la fa da padrone l’apparenza, l’avere e la superficialità. Lo stile di vita conseguente ci porta a comportamenti che producono malattia, sofferenza e morte. Le energie che si liberano, nel momento in cui non le impieghiamo per rimuovere e negare la morte e la sofferenza, potranno essere utilizzate per sopportare la sofferenza e la consapevolezza della morte come potenti strumenti di promozione della vita e della salute.

La sofferenza vissuta degnamente è un grande motore di crescita, bisogna saper soffrire per sconfiggere la sofferenza. Bisogna avere consapevolezza della morte per sconfiggerla e per assaporare il vero valore della vita».