LITANIE ESTIVE

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In attesa che le diverse anime (o correnti di pensiero) di questo nostro attuale governo si mettano d’accordo su qualcosa e decidano il da farsi con nuove leggi e/o provvedimenti, accantonerò per il momento, qualsiasi argomento di attualità (anche perché rischierei di non fermarmi più) e, visto che ci appropinquiamo alle agognate vacanze, scriverò di cose amene degne di un lettino da spiaggia sotto l’ombrellone. Con questo non voglio dire che siccome stiamo per andare in vacanza chi se ne frega di tutto il resto. Ovviamente. Ma ogni tanto tutti necessitano di una pausa quindi, vista la stanchezza di fine anno, opterò per qualche litania estiva della serie: Signore liberaci dai vacanzieri rompi balle (quelli che quando vuoi riposare o leggere un libro in santa pace, tentano invece di trascinarti a fare un’escursione di cui non ti frega niente) o da quelli che, in spiaggia, urlano al telefonino raccontando ai parenti, di come sia andata bene l’operazione alle ragadi o che il loro bimbo ha finalmente smesso di rigurgitare il latte della colazione (il tenore delle conversazioni, sulle spiagge come al bar, ormai è più o meno questo).

A quelli che rimangono in città auguro invece di non dover incappare continuamente in questioni di ordinaria inciviltà.  Ad esempio con i maniaci dei cani (intendiamoci io amo i cani, sono i loro proprietari che a volte si comportano da matti).

Volendo lasciare da parte la questione di quelli che non raccolgono gli escrementi del proprio “amico a quattro zampe” (cosa seccante perché ci obbliga a camminare a slalom), mi chiedo invece cosa abbiano nel cervello, quegli individui che se ne vanno a zonzo, trascinati da uno o più bestioni di proporzioni mastodontiche. Come pensano di poterli tenere nel caso dovessero, per qualche motivo, aggredire qualcuno, fosse anche solo un altro ca

Sembra inoltre che il fenomeno risponda ad una sorta di strana legge di proporzionalità inversa: più i cani sono di grande stazza, più i proprietari risultano invece bassini o mingherlini. Sarà una forma di compensazione, come l’auto di grossa cilindrata etc…Poi, per carità, ci sono cani grandi e mansueti così come persone magre e forzute …

Altrettanto interessanti, anche se fortunatamente meno pericolose, sono le dinamiche di certa gente in metropolitana. Intanto ci sono quelli che non si lavano o non si lavano a sufficienza (o che mangiano male) e hanno un sudore insopportabilmente pungente, ma poi ci sono anche quelli che non hanno ancora capito che sulle scale mobili, ci si mette in fila sul lato destro, lasciando libero il passaggio a sinistra per chi ha fretta e vuole superare, esattamente come quando si è in auto, per strada. Ma quelli che preferisco sono i tipi che ciondolano davanti ai portelloni d’ingresso (o di uscita) dei vagoni.

Ovviamente non devono scendere. Stanno lì, così, tanto per intralciare il passaggio altrui. Magari con un bel paio di auricolari nelle orecchie così da non sentire neanche quelli dietro di loro che gentilmente chiedono di poter scendere.

E questo succede anche quando i vagoni sono mezzi vuoti o vuoti del tutto. Il pirla che ciondola davanti alle porte è pressoché onnipresente. Quando gli chiedi (o le chiedi) di spostarsi, alza lo sguardo dal suo cellulare, con estrema lentezza ed estremo fastidio, poi (sempre con estrema lentezza ed estremo disappunto), si sposta. Ma è molto seccato, ovviamente, che tu lo abbia disturbato dall’importante compito di dover inviare  faccine sceme o il selfie che si è probabilmente scattato nei cessi qualche minuto prima (cosa che quando passerà di moda sarà comunque sempre troppo tardi).

Poi ci sono quelli che, invece, quando i vagoni sono pieni si appoggiano da qualche parte e si concentrano sul loro smartphone o tablet fino ad un secondo prima di scendere. All’ultimo istante, prima che si chiudano i portelloni, fanno il diavolo a quattro per raggiungere la pensilina al volo spintonando tutti indistintamente.

Un capitolo parte invece meritano i ciclisti.

Sbucano dappertutto, anche in contromano, facendoti talvolta delle rasette micidiali e pretendendo anche di avere ragione.

Poi naturalmente ci sono anche ciclisti responsabili e corretti, ma ne ho visti di arrabbiati molto più che non gli automobilisti nel traffico dell’ora di punta. Mi spiegassero poi perché…

Un tale, una volta, è riuscito a passarmi con la ruota davanti sopra i piedi. Poi si è accorto della mia esistenza ed è riuscito ad evitarmi quella posteriore. Peccato che nel frattempo io ho evitato di cadere per miracolo, esibendomi in notevoli contorsionismi. Il tizio in bici invece, andandosene mi ha ancora insultato perché secondo lui io non stavo camminando dove avrei dovuto… chissà cosa si era fumato…