TRAGEDIE E PARADOSSI DI UN’ESTATE ITALIANA

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Di sicuro quest’estate non ce la dimenticheremo.

Resterà purtroppo per sempre, scolpita nella nostra memoria come l’estate del crollo del ponte Morandi di Genova. La ricorderemo, certo anche come l’estate dei tanti migranti bloccati per giorni sui barconi in mare aperto, tra problemi di fame, disidratazione e malattie a bordo, e per le tante “sparate” assurde di quasi tutti i politici che hanno preso parte al dibattito pubblico.  Ma l’immagine di quel moncone d’autostrada, il cui crollo ha causato 43 vittime innocenti, alla fine, sarà quella che ci porteremo impressa per sempre.

Non voglio, con questo sminuire le altre tragedie, ovviamente, anche se, bene o male gli incidenti ferroviari, aerei o automobilistici in generale non ci colgono così di sorpresa … in qualche modo l’errore umano o un’avaria tecnica, sappiamo che prima o poi, da qualche parte, può sempre succedere, ma il crollo di un ponte autostradale su una città delle dimensioni di Genova … ci ha colti alla sprovvista quasi come lo avrebbe fatto un attentato terroristico …

Nessuno si sarebbe mai immaginato una cosa del genere, anche se erano in molti ad aver fatto notare piccoli o grandi segnali di avvertimento.

Nessuno avrebbe pensato a tali livelli di incuria, così a lungo protratti nel tempo. Uno a queste cose non ci pensa … anche perché a pensarci dovrebbero essere i gestori e gli addetti ai lavori.

Dicono che il crollo sia stato causato da una serie di fattori … certo … ma alla fine, a ben vedere, l’incuria è stato il motivo principale.

Non parlo solo di quella dovuta alla mancata manutenzione delle infrastrutture ma anche al fatto che da tempo si parlava di alleggerire il carico di quel tratto d’autostrada, creando una bretella stradale che convogliasse il traffico da un’altra parte … ma chissà perché poi non è stata realizzata …

Quello che sconcerta oltre tutto è che quasi tutti gli altri ponti e le altre autostrade costruite negli anni ’50 e ’60 (con gli stessi criteri di quello di Genova), potrebbero fare la stessa fine …

Quindi la domanda che sorge spontanea, non è tanto perché non siano stati adottati gli accorgimenti di cui sopra (la risposta purtroppo si sa) ma piuttosto  “Come mai i ponti costruiti prima di quegli anni , sono ancora tutti in piedi?”

“Come mai negli anni ‘50 e ‘60 si costruiva con criteri di resistenza così ridotti e soprattutto con criteri che avrebbero richiesto, negli anni a seguire, una manutenzione continua e costosa?”

E ancora, chi era a conoscenza che il ponte rischiasse di crollare?

Sembra che la Guardia di Finanza abbia consegnato alla Procura di Genova, una lista di nomi chiedendo di valutarne eventuali responsabilità omissive, ma nessuno al momento sembra essere iscritto sul registro degli indagati …

“Alla fine delle inchieste e dei processi”, come diceva una vignetta che girava sui social quest’estate, “si scoprirà che l’unico colpevole è il ponte”.

Se non fosse già stato scritto da Garcìa Marquez, questo capitolo di vergogna italiana bisognerebbe intitolarlo “Cronaca di una morte annunciata”… o meglio “Cronaca di 43 morti annunciate” …

Ma la cosa ancora peggiore, perché a quanto pare al peggio non c’è mai un limite, è che anche molte delle scuole del nostro paese, dove i nostri ragazzi si recano tutte le mattine, sono a rischio crollo …

Bel paradosso se si pensa all’altra annosa questione che ci ha “tormentato” in questi ultimi mesi e cioè quella sui vaccini. Genitori pro vax e genitori no vax hanno passato mesi a farsi una guerra all’ultimo sangue in nome della salvaguardia della salute dei propri figli (e perché ai bambini, vaccinati, non vaccinati e/o immunodepressi, fosse consentita la frequenza  in aula) quando poi il rischio maggiore è che ai loro figli possa in realtà crollare il tetto della scuola in testa … per carità, teniamo le dita incrociate e facciamo gli scongiuri che nulla di ciò accada mai, ma in ogni caso … un bel paradosso davvero …