GERMANIA: CHIUSA L’ULTIMA MINIERA DI CARBONE

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La notizia è di quelle che si possono definire storiche: Dicembre 2018, la Germania cessa di estrarre carbone dalle sue miniere. Prosper-Haniel, l’ultima miniera ancora attiva nella Ruhr ha chiuso l’attività. Si chiude così un capitolo di storia che, in Europa, ha segnato decenni di vicende politiche, economiche, sociali di grande rilievo. Basti pensare al ruolo che questa regione della Germania occidentale ha avuto nei due conflitti mondiali, al “peso” diplomatico/strategico avuto nella nascita nella nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la Ceca nel 1951 per creare un mercato comune pacifico nel continente.

Decenni di storia, s’è detto. Soprattutto di travaglio umano, di appartenenza al gradino più basso della scala sociale; di fatiche di migranti, di miserie, di malattie (la silicosi che divora i polmoni) e di morti senza nome tra i Kumpel (così si erano soprannominati tra loro i minatori) a causa degli scoppi e dei crolli, costretti a vivere tutti i giorni sotto terra in un buco “non più alto di un’ottantina di centimetri, semi-otturato da paletti e macigni. Bisognava infilarsi lì dentro. Ho dovuto vincere un terrore fisico che mi pareva, in un primo momento, invincibile; e non ci sarei riuscito, se non avessi pensato che tutti i giorni centinaia di operai, più giovani e più vecchi di me, e col mio stesso diritto a vivere una vita umana e decente, erano costretti a vincere lo stesso terrore” come spiegava Pier Paolo Pasolini (Le belle Bandiere. Dialoghi 1960-1965. Ed. Riuniti 1996) dopo una sua visita a una miniera di carbone in Belgio.

Che il carbone estratto dal sottosuolo avesse valenza metaforica “infernale” lo testimonia persino la pedagogia: fino a qualche anno fa si usava raccomandare ai bambini di comportarsi bene se non volevano, a Natale e nelle altre ricorrenze festive, ricevere carbone invece degli agognati giocattoli. E l’ ”uomo nero”, volto scurito e occhi arrossati dalla fuliggine, della minaccia genitoriale, che altro era se non la inconsapevole terroristica maschera del minatore?

Adesso in Germania questo secolare processo produttivo è finito, anche se il Paese importa e brucia ancora carbone; il 40% dell’elettricità tedesca, infatti, è prodotta ricorrendo alla meno pregiata lignite. Altre fonti di energia si sono sostituite al carbone, minerale che per secoli ha accompagnato lo sviluppo umano. Di questa sostanza naturale ci rimane (rimarrà) il ricordo nella carbon tax sulle risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera, l’ecotassa proposta dagli economisti come preferibile. Perché colpisce un “male” invece di un “bene”.