EFFETTI TANGIBILI DELLA CRISI

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La crisi si tocca con mano anche e soprattutto nelle piccole cose di ogni giorno che, pian piano, arrivano a stravolgere completamente le abitudini di vita di tutti noi, ovviamente in peggio.  Prendiamo, ad esempio, i negozi che continuano a chiudere. Naturalmente, neanche a farlo apposta, quelli a cui eri abituato, che avevano quel particolare prodotto, magari non facilissimo da reperire e che usavi da sempre … in compenso a soppiantarli, sono arrivate molte catene di franchising con prodotti scadenti che vanno dai super saponi e detersivi chimici ai cibi spazzatura. Costano poco e, in compenso, rovinano la salute. I primi soprattutto sono spuntati e continuano a spuntare come funghi in ormai ogni angolo di qualsiasi città … verrebbe da domandarsi quanto bisogno abbia l’italiano medio di lavarsi con tutti ‘sti prodotti schiumogeni dalle profumazioni nauseabonde e dalle composizioni molto probabilmente cancerogene … neanche fossimo nel 700 e dovessimo bandire chissà che fetori o marcescenze corporee … passare davanti a questi negozi, poi, soprattutto in estate, quando le porte sono aperte è un’esperienza che rasenta l’inquinamento olfattivo.

Le persone come me, che sono allergiche ed ipersensibili agli odori chimici devono cambiare marciapiede altrimenti la ventata di queste paradisiache fragranze, tutte mischiate e sovrapposte tra loro, le assale alla gola provocando attacchi d’asma o crisi di starnuti di qualche mezz’ora, ma anche nausea o emicrania. I prodotti senza profumazione o con essenze naturali e quindi lievi (ovviamente non tossiche) sono diventate un bene di lusso e si possono acquistare quasi solo più in farmacia. Così chi può permettersi di spendere magari riesce ad evitarsi un melanoma e chi fa fatica ad arrivare a fine mese, ha in più la sfortuna di potersi beccare più velocemente un’allergia o qualcosa di peggio… Lo stesso dicasi per il cibo. Quello più industriale, pieno di solfiti e glifosati, costa poco ma è, ovviamente, molto più tossico. Per accedere regolarmente a quello biologico, invece, si potrebbe anche rischiare un’ipoteca.

A parte l’invasione del franchising e del cibo spazzatura, la cosa deprimente è anche il dilagare degli acquisti on line che, si, ci permette di risparmiare ma che ci ha tolto anche quel po’ di il piacere di poter uscire a fare shopping con le amiche, socializzando piacevolmente, piuttosto che relegarci in casa, con gli occhi perennemente incollati ad un video per ammirare oggetti virtuali che, quando arriveranno a domicilio, non saranno mai comunque davvero come ci erano sembrati. Certo acquistare on line costa meno, ma i negozi, in tal modo, sono costretti a chiudere. Resistono magari quelli in centro città mentre nei paesi dell’area cittadina, il cambiamento è tangibile.

Ci sono persone che, provando a tornare al proprio paese natio dopo anni di lontananza, hanno trovato la desolazione assoluta. Un paese fantasma o peggio un paese dormitorio, dove non c’è neanche più un ufficio postale o la filiale di una banca. Di questi luoghi, dove si poteva andare a sbrigare le proprie pratiche, contando sull’assistenza di un gentile addetto, con cui si potevano scambiare anche quattro chiacchiere, ora  sono rimasti solo sportelli automatici. Le vie di giorno sono deserte, perché i giovani lavorano o gravitano sulla città, spostandosi in auto, e gli anziani se ne stanno per lo più a casa o al bar (se hanno la fortuna che ne sia rimasto uno aperto) a giocare a carte. Ogni tanto qualcuno transita, quasi sciabattando, per andare in Chiesa o al mercato, gli unici punti di aggregazione rimasti. Se va bene, da qualche parte, esiste ancora una bocciofila o una pro loco, che però di solito è ben poco attiva. Per il resto devi sperare di avere dei vicini simpatici da invitare a prendere il caffè, altrimenti resta solo più la deriva dei programmi di gossip in tv …

Un altro segnale di questa Italia in sfacelo sono i treni. Per carità lo diceva già Andreotti che in Italia “Esistono due tipi di pazzi: i matti veri e propri e quelli che sperano di risanare le ferrovie”… ma ogni tanto sarei tentata di girare un docu-film intitolato “Come Trenitalia ti dissuade da usare i suoi mezzi”.

Sceneggiatura: é il week end a cavallo tra agosto e settembre ma l,estate non sembra intenzionata a finire. con un ultimo colpo di coda (che coincide,se non erro, con la settima ondata di calore di questa torrida estate), le previsioni prevedono un minimo di 33 gradi a salire. Preso atto della cosa, ipotizzo un week end lungo in una nota e ridente località montana con rientro magari direttamente il lunedì mattina quando le temperature sembra scenderanno un po’.

Vado su internet per vedere gli orari e il sito è leggermente cambiato dall’ultima volta in cui l,avevo consultato. E consultarlo è diventato ovviamente più ostico. Almeno per quanto riguarda l’ottenimento di una schermata con tutti gli orari di partenza della giornata. In compenso ci sono migliaia di informazioni sulle possibilità di pagamento… Siccome sono reduce da una serie di faccende burocratiche che hanno già messo a dura prova la mia pazienza,  prendo su il telefono e chiamo il numero per le info.

Attendo pazientemente in linea finché la voce registrata finalmente mi dice che a rispondermi sarà l,operatore A 106. Continuo ad attendere ancora qualche secondo, il tempo di consentire all’operatore la formula di rito: “come posso aiutarla?” o qualcosa del genere, e invece, niente: silenzio profondo. Al che mi lancio in un “pronto, pronto, mi sente? C’è nessuno?”… ancora niente. Un vero silenzio di tomba … evidentemente l’operatore A 106 doveva essere andato a sgranchirsi le gambe, ad espletare le sue funzioni renali o, più probabilmente, a fumarsi una sigaretta. Legittimo per carità, se avesse però almeno inoltrato la chiamata ad un altro operatore … giusto perché così non mi avrebbe obbligata a richiamare, a sprecare di nuovo un mucchio di tempo e a inviargli una certa quantità di accidenti … in quel frangente  ho pensato come faccia certa gente a domandarsi perché in giro ci sono sempre più esplosioni o raptus di rabbia e aggressività … a me verrebbe da chiedere il contrario. Mi stupisco, infatti, che ci siano ancora persone che riescano a mantenere la calma in un paese come il nostro che sembra, in quasi ogni cosa, l“Ufficio complicazione delle cose semplici”.

Comunque quando, dopo peripezie varie, riesco finalmente a prendere questo benedetto treno, ovviamente molto in ritardo rispetto al programma originario, il viaggio si rivela essere uno dei peggiori in assoluto … non che io prenda sovente il treno fortunatamente … comunque tutta la fatica per riuscire ad arrivare alla stazione negli orari meno caldi ma senza correre, onde evitare un colpo di calore, si vanifica completamente quando, salita a bordo, scopro che l’aria condizionata non funziona. Provo in altri vagoni ma niente, nemmeno lì … nel frattempo sono già copiosamente grondante … ad averlo saputo me ne sarei stata a casa spaparanzata sul letto a godermi il condizionatore portatile … probabilmente sarebbe stato più rigenerante … Mi chiedo però che sofferenza debba essere per i tanti lavoratori pendolari, che usufruiscono di questa stessa tratta, tutti i giorni, sia nei mesi caldi, ma sia anche in quelli freddi, nei quali, immagino, il riscaldamento sarà anch’esso sovente guasto …