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UNA MATTINA A PARIGI

“Una giovane donna ben abbigliata siede su una panchina lungo la Senna. Porta un piccolo cappellino, più per vezzo che per utilità, piccolo così non potrebbe riparare nemmeno una goccia di pioggia, ma lei lo indossa come se fosse la cosa più importante che possiede. Lo tocca di tanto in tanto, lo sistema e lo aggiusta, poi passa le mani linde sulla gonna, come a lisciarla, socchiude gli occhi e osserva il fiume.

A pochi metri da lei un anziano pittore posa una tela immacolata sul cavalletto, apre la valigetta dei colori, impasta e miscela, si guarda intorno in cerca di un soggetto e con il pennello fra le dita traccia delle strisce di colore, dapprima confuse e delicate poi via via sempre più decise e sicure. Guarda verso la panchina e in silenzio lavora. I passanti, quelli più curiosi, si fermano un istante a guardare, ma sulla tela c’è poco da vedere, solo qualche tratto abbozzato e ancora troppo poco colore per poter capire quale sarà il disegno finale.

Un ragazzo con un paio di pantaloni di velluto color nocciola gira lentamente prendendo a calci un tappo di sughero. Ha in bocca un fiammifero di legno, lo morde fra due denti e lo sposta con la lingua come fosse una bandierina. Morde e calcia, e si avvicina al pittore. Sputa il fiammifero umidiccio e sfilacciato a terra, con una pedata lancia il tappo nel fiume e spostando la testa di qua e di là cerca di capire. La tela è per metà coperta di colore ma ancora non ci sono dettagli precisi.

Si avvicina un’anziana signora, trascina il suo piccolo cane pulcioso strattonando un guinzaglio logoro di cuoio intrecciato. Ha due borse di plastica della spesa nell’altra mano e cammina trascinando la gamba destra. Il cane è vecchio quasi più di lei, sembrerebbe sordo. Si capisce da come guarda. Ha occhi lacrimosi cisposi e collosi, un cane così nel mio condominio non lo farebbero entrare. Dal lato opposto sta arrivando una signora distinta. Veste un cappotto di cammello lungo e morbido. Al suo fianco trotterella su polpastrelli lindi e tosati un barboncino bianco, ha un fiocchetto rosa che gli trattiene i peli intorno agli occhi, un cappottino della stessa tinta sulla schiena, a cui è agganciato un guinzaglio punteggiato di piccoli strass. Le due donne si passano accanto stando attente a non sfiorarsi. Nemmeno si guardano, il barboncino tiene il muso alto e il collo rigido, il cane pulcioso nemmeno si accorge di essere passato accanto ad un suo simile.

Il pittore osserva la scena, annuisce e aggiunge colore alla sua tela.

E’ metà mattina e all’improvviso giunge un’aroma di scalogno che frigge probabilmente in un tegame di coccio insieme a dell’olio di noce, il suo aroma è inconfondibile. Poi arriva una folata di ginepro e subito dopo pomodoro e vino bianco. Quasi ti sembra di sentire lo sfrigolio della lombata che rosola nel fondo di cottura. Che aroma, che piacere!

Accanto al pittore si ferma una coppia di giovani, si tengono per mano, ma da come lui guarda lei, è chiaro che sono al primo appuntamento. Lei è un po’ sostenuta, si lascia corteggiare, ma non si concede. Lui cerca un modo per stupirla, forse le comprerà una rosa e gliela donerà in cambio di un bacio, forse la incanterà con parole dolci e sguardi languidi, ma l’unica cosa che avrà in cambio è la mano che lei gli ha concesso, niente più. E’la vita, va così; l’amore è così, e così è la sua danza che qui, oggi, fra questi due giovani, non trova musica per danzare.

Il sole intanto filtra fra le nuvole e sbiadisce le bandiere issate senza che nessuno se ne accorga.

Il pittore muove svelto il suo pennello e colora di tempesta il cielo della sua tela, chissà dove l’avrà vista. La giovane con il cappellino è seduta sulla punta della panchina, ha un’aria fintamente distaccata, ma si assesta ogni minuto gli abiti e le ciocche di capelli che sfuggono alla bizzarra acconciatura, si umetta le labbra, ammicca e sorride morbidamente come stesse pensando a qualcosa di piacevole. Da come è seduta penseresti che potrebbe cadere dalla panchina da un momento all’altro, ma farà attenzione e non cadrà.

Il pittore osserva nella sua direzione, sorride, annuisce e dipinge. La sua tela si arricchisce di forme e colori, mentre intorno ogni particolare della mattina prende vita. Il sole sale, la luce anche, il rumore aumenta così la gente che percorre il viale che costeggia la Senna. Ogni particolare sembra disegnato, segnato con minuzia e perizia. Ogni persona che arriva sembra recitare una parte scritta da uno sceneggiatore e così il disegno prende vita e si colora.

Da qualche angolo di strada giunge il suono di una fisarmonica: geme le sue note dense di pathos e sospira, ascolti un po’ e hai il cuore stretto in una morsa che non sai dire se di piacere o di malinconia, ma adori sentirla mentre ti afferra e speri che non smetta mai; solo a Parigi puoi ascoltare una melodia così intensa.

La gente lentamente come fosse diretta da un regista sapiente si avvicina al pittore, si accalca, prende posto, osserva, scruta, aspetta. Chi verifica se c’è coerenza fra il dipinto e l’immagine che lo ispira, chi controlla che i colori ci siano tutti. Chi acconsente con un lieve cenno del capo, chi dissente e se ne va. C’è posto per tutti, per chi resta e per chi prosegue per la sua via. Ognuno ha il suo ruolo e la recita si sviluppa, prende vita. Quando i riflettori sono puntati entra in scena il protagonista, che fra tutti si muove con i suoi pantaloni di velluto color nocciola, e con fare da prestigiatore, con mano di fata, sottrae ai passanti e agli astanti chi un orologio chi un borsello o del contante, tutto con tocco lieve ed elegante, senza distogliere lo sguardo dal pittore e dai suoi pennelli. La civetta sempre appollaiata sulla prua della panchina a dispensar moine e occhiolini a chi di sguardi se ne intende. E intanto la mano lieve leva il peso da tasche e borse all’insaputa di tutti. Poi qualcosa succede, un vibrar di foglie, un sussurro di voci, il sole si nasconde dietro una nuvola, e la scena si interrompe, è ora di uscire dall’inquadratura e così ognuno prende la sua via e se ne va, sollevato nello spirito e nel portafogli.

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