Bangkok è una megalopoli di oltre 10 milioni di abitanti e l’idea di girarla a piedi sembra pretenziosa, ma questa è una città duplice. Si tratta, infatti, di due città che si compenetrano: la capitale del Siam e la grande capitale della Thailandia contemporanea.
La capitale del Siam, quella che interessa a noi visitatori è tutta compresa in un’area che ne permette la visita a piedi o in tuk-tuk. L’altra città, quella dei grattacieli, dei centri commerciali con i più importanti marchi del lusso, degli hotel con ristoranti panoramici, night club e le piattaforme di atterraggio degli elicotteri e piscine sul tetto si dirama in ogni direzione partendo dalla città vecchia e ha iniziato a svilupparsi solamente dagli anni 70-80 del secolo scorso. Per gli interessati a questa parte ultra moderna della città, i consiglio è di recarsi nel quartiere di Sukhumvit usando lo Skytrain. Vedrete però una città diversa da quella che vi racconterò ora.
Risulta in primis, strategica la scelta dell’albergo da dove muoversi usando, come diceva mia nonna, “il cavallo di San Francesco”, ovvero per spostarsi a piedi. Fino alla rivoluzione urbanistica degli anni ’80 esisteva anche la possibilità di sfruttare la miriade di canali d’acqua che attraversavano il centro e sui quali transitavano le merci e le persone. Sono quelli che la domenica si trasformavano nei famosi mercati galleggianti che i turisti vorrebbero vedere anche oggi, perché fa tanto “vecchia Asia”.
Qualcuno ha cercato di far rivivere quest’atmosfera nel mercato galleggiante che si trova in uno dei canali del quartiere di Thonburi che all’epoca della fondazione di Bang Makok (1782) era già un piccolo e fiorente porto sulle rive del Chao Phraya. Il mercato è destinato ai turisti: dai souvenir agli oggetti in legno, alle stoffe, con anche lunghe e pittoresche contrattazioni. Oggi molti di questi canali sono stati interrati e i più grandi sono diventati le trafficatissime vie d’accesso verso il Palazzo reale e il centro storico.
Quando il generale, che aveva ricevuto il titolo onorifico di Chao Phraya Chakri, dopo la caduta per mano birmana della capitale Ayattaya, decise di spostare più a sud e più vicino al mare la nuova capitale, Bang Makok era un piccolo villaggio di pescatori cinesi sul fiume che però aveva il pregio di essere costruito su una ansa che poteva essere facilmente difesa se trasformata in un isola, separandola dalla terraferma con un sistema di canali. Si cinse allora l’isola di mura, si trasferirono i cinesi al di fuori della città e si costruì il palazzo per il generale che ricevette l’appellativo di Rama I, fondando la dinastia tuttora regnante. Erano così nate l’isola artificiale di Ko Ratanakosin dove ci sono i più importanti monumenti della città e il quartiere di Chinatown che ora custodisce il Buddha d’oro.
Dall’albergo, situato nel quartiere di Banglamphu, lascio le valige e mi dirigo verso il “colossale palazzo reale”, come recita una piccola parte del nome completo della città, a Ko Ratanakosin. Da ora in poi, per i prossimi tre giorni mi muoverò solo a piedi iniziando a percorrere la Samsen Road in cerca del locale convenzionato con il mio albergo per la colazione.
Il complesso che contiene il Wat Phra Kaew (il Tempio del Buddha di Smeraldo), il Chedi d’oro, il Grand Palace e un altro centinaio di edifici piccoli e grandi, è completamente racchiuso da una cinta muraria sulle cui pareti interne si dipanano gli affreschi del Ramakien, per una lunghezza di ben 1900 metri. Qui viene narrata la versione thailandese del Ramayana, forse il più imponente racconto epico indù, risalente ai primi secoli dopo Cristo. Gli affreschi sono del XIX secolo e a mio avviso sono veramente tra i più belli, sebbene trascurati dai turisti che si precipitano direttamente ad ammirare il più noto Buddha di Smeraldo al Wat.
Anche per una visita sommaria del complesso che ha una superficie di 94,5 ettari occorrono almeno un paio di ore, così essendo quasi ora di pranzo mi sono concesso all’uscita un gelato al tè verde prima di entrare nell’attiguo tempio del Wat Pho. In Thailandia i tempi sono complessi di costruzioni diverse e il Wat Pho ospita templi, stupa, fontane, negozi, nonché il centro nazionale per l’insegnamento e la conservazione della medicina tradizionale thailandese (che comprende anche l’arte del massaggio).
Uno dei templi ospita il famoso Buddha sdraiato lungo 46 metri, sicuramente la cosa più interessante e visitata di tutta la città. Vista l’ora, non resta che dirigersi verso il fiume che scorre di fronte ai due complessi (dove i ristoranti offrono una cucina locale con l’aggiunta però anche di hamburger, costate, angus e patatine), non senza prima essere passato attraverso l’interessante mercato degli amuleti, assai frequentato, nel quale la gente si scambia e acquista piccole piastre rettangolari con l’effige del Buddha che possono avere un valore anche molto alto se considerate molto potenti nel dare protezione.
Sull’altra sponda domina, con i suoi 86 metri di altezza, la grande mole del Wat Arun, il simbolo stesso della città di Bangkok a cui dedicherò il giorno seguente. Celebri sono i tramonti dietro questo edificio che attirano molte decine di persone, me compreso, per osservare come i raggi sempre più obliqui del Sole si riflettono, rimbalzano e illuminando le migliaia di frammenti di porcellana cinese che decorano il prang, la guglia, in stile Khmer del “tempio dell’alba”.
Al tempo della sua costruzione, la porcellana veniva usata a tonnellate come zavorra dalle barche cinesi che facevano la spola lungo il fiume che passando per la vecchia capitale Ayuttaya sfocia nel golfo del Siam. Taksin, l’eroe nazionale, e il suo esercito arrivarono qui dalla vecchia capitale esattamente al levar del sole e al tempio, oggi fotografato soprattutto al tramonto, fu dato il nome di Aruna, l’auriga di Surya il dio indiano dell’alba.
Dopo il tramonto, ora che la temperatura scende al di sotto dei 30 gradi, non resta che incamminarsi verso il quartiere dei ristoranti, con le sue bancarelle di street food, i bar e i centri massaggi che resteranno aperti fino oltre la mezzanotte, per immergersi nella divertente e multiforme vita notturna di Bangkok. Dopo aver cenato e preso un drink in uno dei tanti bar con musica dal vivo, proprio accanto al mio albergo, un piccolo centro massaggi propone a prezzi contenutissimi (150) bath, il massaggio dei piedi: quale modo migliore per concludere la mia prima giornata da oltre 30.000 passi a Bangkok?



