IL MELETO DI GUIDO GOZZANO: UNA VILLA LIBERTY DA RIVALUTARE

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Approfittando dell’apertura dei beni Fai, la scorsa settimana abbiamo fatto un giro nel Canavese e, dopo aver visitato alcune chiese, ci è venuta voglia di tornare al Meleto, la piccola e raccolta villa d’altri tempi che era la casa di villeggiatura del poeta Guido Gozzano e della sua famiglia.

La villa Il Meleto, situata ai piedi del Colle di Macugnano ad Agliè (in provincia di Torino), è una dimora ottocentesca che fu residenza estiva del poeta torinese e della sua famiglia. Costruita nella seconda metà del 1800, la proprietà apparteneva al Senatore Massimo Mautino, il quale la donò alla figlia Deodata in occasione delle sue nozze con l’ingegnere Fausto Gozzano. Dal 1904 suo figlio Guido intraprese insieme a lei un importante restauro della villa che assunse così la caratteristica eleganza in stile liberty tuttora visibile.

La villa è circondata da un giardino romantico con alberi di alto fusto e palme ed è caratterizzata da un viale d’ingresso con parecchi meli da cui la casa prende il nome. Infine, poco distante, c’è un laghetto con un isolotto dove si trovava uno chalet o gazebo, oggi scomparso.

Il poeta amava trascorrere il suo tempo presso questa dimora, trovare ispirazione e collezionare crisalidi. Oggi l’abitazione è una casa-museo visitabile, con arredi e ambienti che evocano la vita e la produzione artistica di Gozzano. Gli arredi dell’abitazione sono originali dell’epoca compreso l’antiquato salotto della nonna così carico delle “buone cose di pessimo gusto” che lei tanto amava. Gozzano lo descrive nella poesia “L’amica di nonna Speranza”. Il vicino laghetto, invece, è ormai prosciugato e il gazebo sull’isola è inesistente da tempo.

Per quanto la villa sia stata mantenuta intatta come ai primi del 900 necessiterebbe, a nostro avviso, di un progetto di recupero ambientale per ripristinare sia gli affreschi, che patiscono l’umidità,  sia il laghetto prosciugato, tramite il recupero delle fonti idriche o la creazione di sistemi di raccolta di acque piovane. La ricostruzione del gazebo sull’isolotto potrebbe essere fatta basandosi sulle documentazioni storiche o sui disegni iconografici dell’epoca (quelli esistenti sono in buono stato conservativo), per favorire un’esperienza immersiva e rappresentativa come in passato. Essendo quest’ultimo di proprietà del Comune di Aglié, spiace vedere come sia stato abbandonato al degrado e agli effetti inevitabili del trascorrere del tempo.

Per la gestione della villa, invece, affidata alle uniche forze degli attuali proprietari che la tengono, nonostante le spese gravose, a disposizione del pubblico, occorrerebbe forse un progetto culturale integrato: coinvolgere enti territoriali, associazioni culturali e università per sviluppare partnership o un progetto condiviso di valorizzazione, basato su visite guidate tematiche (a carattere poetico, artistico e/o naturalistico), eventi culturali, laboratori letterari e artistici che integrino la storia del poeta alla conservazione della villa stessa.

Servirebbe anche realizzare campagne di raccolta fondi e sviluppare accordi con sponsor privati,  coinvolgendo infine anche gli abitanti della zona con opere di volontariato e i bambini delle scuole con attività ludiche.

Queste ipotesi di gestioni alternative potrebbero aiutare a mantenere intatti i valori storici e artistici della villa rilanciando il sito, sia come luogo di memoria letteraria sia come ambiente armonioso, dove la natura recuperata e il patrimonio culturale possano convivere in un contesto di tutela e fruizione sostenibile.

 

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