Tra i palazzi che sorgono e che ho visitato sulla straordinaria Durbar Square di Kathmandu ve ne è uno, posto sul lato sud, che si distingue dagli altri perché la sua porta d’ingresso – nel magnifico cortile con finestre e balconi di legno splendidamente intagliato – è sorvegliato da due leoni bianchi.
Questo è il Kumari Chowk, costruito dall’ultimo re della dinastia Malla nel 1757 per ospitare la Kumari, la “dea bambina”, reincarnazione della dea Taleju Bhawani.
La nuova Kumari di Kathmandu è stata eletta il 30 settembre 2025, subentrando alla precedente di 11 anni e mezzo, si chiama Aryatara Shakya e al momento dell’elezione aveva 2 anni e 8 mesi e resterà in carica fino alla pubertà.
La piccola dea vivrà nel palazzo e ne uscirà in pochissime occasioni durante la festa religiosa di Indra Jaatra che dura circa una settimana, quando verrà portata fuori su un trono e poi su un carro.
Per il resto dell’anno, se vorrà, si affaccerà da una delle finestre del primo piano.
Il giorno in cui ho visitato il cortile del palazzo (unico luogo accessibile e fotografabile per i comuni mortali non addetti alla cura della Kumari), non era previsto che la dea si sarebbe affacciata e se mai lo avesse fatto non si sarebbe comunque potuto fotografarla perché sarebbe stato considerato una gravissima mancanza di rispetto.
Diventare “dea bambina” non è cosa facile. Benché essa sia considerata una dea indù deve appartenere al clan buddista dei Shakya (lo stesso a cui apparteneva il Buddha) e il processo di selezione ricorda molto quello con cui viene ricercato il nuovo Dalai Lama.
La bimba in questione deve possedere i 32 segni di buon auspicio, tra cui avere il collo a conchiglia, gli occhi simmetrici e i denti regolari, ma anche una pelle priva di imperfezioni e soprattutto avere un tema natale che una volta doveva essere compatibile con quello del re, mentre ora con il tema natale del Nepal.
Una volta ristretta la rosa delle candidate a pochissime bimbe, diventerà Kumari colei che supererà la “prova di coraggio”.
Le bambine vengono, infatti, condotte in una stanza buia, circondate di teste di bufali appena sacrificati e spaventate da uomini mascherati: quella che dimostrerà di essere senza paura sarà la nuova piccola dea.
Per la famiglia è un grande onore che la loro figlia per molti anni sarà adorata. Sembra che questa volta il padre della piccola vincitrice abbia esclamato: “fino a ieri era solo mia figlia, ma da oggi è una dea!”
Benché quella di Kathmandu sia la più importante, non è però la sola Kumari. Ne esistono, infatti, in Nepal qualche decina, a volte anche in di piccoli villaggi, ma le tre più importanti sono, oltre a quella della capitale, anche le piccole dee di Patan e di Bhaktapur.
Il culto della Kumari nasce con l’ultimo re nepalese della dinastia Malla e vi sono diverse varianti della leggenda. La più accreditata è che il re stesse giocando a dadi nella sua stanza con la dea Taleju che regolarmente gli faceva visita, quando egli, trovandola infinitamente più bella della sua sposa abbia avuto pensieri impuri a sfondo erotico sulla dea. Taleju legge i pensieri del re e si infuria, quindi informa il re che non la vedrà mai più nelle sembianze di una donna ma solo in quella di una bambina ancora vergine a cui lui dovrà porgerle l’omaggio riservato ad una dea.
A me piace pensare che quei due leoni bianchi all’entrata, dall’aspetto più mansueto che feroce, siano in effetti assai indicati per un palazzo che ospita una dea che però è pur sempre anche una bambina.



