C’è un quadro davanti al quale il brusio dei visitatori si spegne quasi naturalmente e ogni sguardo resta catturato dalla tela. Succede al Museo Reina Sofía di Madrid, di fronte a Guernica di Pablo Picasso. È l’opera più celebre del museo, ma non l’unica capace di imprigionare il respiro. Tra le sue sale si incontrano infatti i grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea: Salvador Dalí, Joan Miró, Vasilij Kandinsky e molti altri artisti che hanno rivoluzionato il modo di dipingere e di guardare il mondo.
Visitare il Reina Sofía significa completare il viaggio nel “Triangolo dell’Arte” di Madrid. I tre musei raccontano, come le pagine di uno stesso libro, l’evoluzione della pittura: dal Rinascimento ai grandi maestri dell’Ottocento, fino alle rivoluzioni artistiche del Novecento. Tre musei, tre epoche e un’unica straordinaria storia dell’arte europea. Se il Prado custodisce i capolavori di Velázquez, Goya ed El Greco e il Thyssen accompagna il visitatore in un viaggio attraverso sette secoli di pittura europea, il Reina Sofía rappresenta l’ultima tappa di questo percorso, quella dedicata alle avanguardie del Novecento e all’arte contemporanea.
Ospitato nell’antico ospedale progettato nel XVIII secolo da Francesco Sabatini, il Reina Sofía conserva alcune delle opere più iconiche del secolo scorso, in particolare quelle dei grandi protagonisti dell’arte spagnola.
Il capolavoro assoluto è Guernica di Pablo Picasso, una tela monumentale lunga quasi otto metri che lancia un disperato grido contro la guerra. Realizzato nel 1937, dopo il bombardamento della cittadina basca di Guernica durante la guerra civile spagnola, è considerato il più potente manifesto contro la guerra mai dipinto. Il bianco, il nero e il grigio amplificano il dolore universale rappresentato da figure spezzate, madri disperate, cavalli feriti. Ancora oggi, a quasi novant’anni dalla sua realizzazione, davanti a quest’opera la commozione dei visitatori parla quanto il dipinto stesso. Picasso non volle mai spiegare fino in fondo il significato dei suoi simboli, lasciando a ciascuno la libertà di interpretarli. Ed è forse anche questo uno dei segreti della forza di quest’opera. “È lei che ha fatto questo orrore?”, “No, è opera vostra”, si dice che siano queste le parole scambiate tra l’ambasciatore tedesco Otto Abetz e Picasso, durante una visita presso lo studio dell’artista. Attualmente l’opera è esposta al Reina Sofia, ma solo dal 1992. Infatti, dopo la chiusura dell’Esposizione Universale di Parigi del 1937, per la quale era stata commissionata, Pablo Picasso la fa esporre al Museum Of Modern Art di New York dove viene lasciata “in prestito” per oltre quarant’anni per precisa disposizione dell’artista. Picasso infatti volle che Guernica facesse ritorno al popolo a cui apparteneva solo quando in Spagna si fosse ripristinata la tanto auspicata libertà. Francisco Franco morì nel 1975 – due anni dopo Picasso – e Guernica fece finalmente ritorno in terra iberica nel 1981, venendo posta al Casòn del Buen Retiro a Madrid, prima di trovare la sua collocazione attuale.

Lungo il percorso si incontrano le opere di un altro grande artista spagnolo: Salvador Dalì, il pittore che ha trasformato il Surrealismo in uno spettacolo dell’immaginazione. Tra i capolavori spicca Il grande masturbatore (1929), una delle sue opere più celebri , dove paure, desideri e ricordi si fondono in immagini enigmatiche e affascinanti. Molto diversa è Ragazza alla finestra, dipinta qualche anno prima. La giovane osserva il mare di Cadaqués di spalle, in una scena di grande tranquillità che mostra il talento del giovane Dalí prima dell’approdo al Surrealismo. Di forte impatto è anche Il volto della guerra, realizzato durante la Seconda guerra mondiale: un’immagine inquietante in cui un volto scheletrico contiene, negli occhi e nella bocca, altri teschi all’infinito, simbolo dell’orrore e dell’assurdità di ogni conflitto.
Le sale dedicate a Joan Miró sembrano cambiare atmosfera. Colori vivaci, linee leggere e figure fantastiche trasformano la pittura in un linguaggio poetico fatto di stelle, lune, uccelli e personaggi immaginari. Le sue opere trasmettono un senso di libertà e di leggerezza che conquista anche chi si avvicina per la prima volta all’arte contemporanea. Il Reina Sofía ospita anche uno dei grandi maestri dell’astrazione, Vasilij Kandinsky. Tra le opere più importanti figura Dipinto con tre macchie (1914), nella quale la realtà scompare per lasciare spazio a colori e forme. Kandinsky era convinto che un quadro dovesse emozionare come una sinfonia, senza bisogno di rappresentare oggetti riconoscibili.
Tra le numerosissime perle del museo bisogna soffermarsi di fronte a Un mundo di Ángeles Santos, realizzato nel 1929 quando l’artista aveva appena diciotto anni. Questo straordinario dipinto raffigura un pianeta immaginario popolato da città, edifici e figure sospese in un’atmosfera irreale. È una delle opere più amate del Reina Sofía e una piacevole scoperta per molti visitatori.
L’itinerario permette così di seguire l’evoluzione dell’arte del Novecento attraverso le correnti che hanno cambiato per sempre la storia della pittura.



