LA DIETA E’ UNO STRUMENTO DA SUONARE AL PROPRIO RITMO

1218

Ancora troppo spesso si confonde il valore e l’importanza della dieta.

Dieta,  etimologicamente, significa apporto quotidiano di cibo, ma sempre più spesso il termine viene usato per descrivere un regime di privazioni e sofferenze. Niente di più sbagliato: se dieta vuol dire alimentarsi quotidianamente cerchiamo di capire come farlo nel modo giusto, ricordando che mangiare è un piacere oltre che un bisogno fondamentale.

Sempre più persone sono convinte di essere bulimiche solo perché hanno fame, magari fuori pasto. Sovente, se ne lamentano ma, dopo aver analizzato la loro giornata alimentare, mi chiedo, al contrario, come facciano a stare in piedi: due foglie di insalata scondita, mezzo uovo sodo e una mela, è quanto mangia il canarino di mio zio, con la differenza che nel suo menù è previsto anche un intero biscotto al miele e  una vaschetta di miglio.

Dimenticavo: il canarino pesa 127 grammi. Peso al netto delle piume, ovviamente…

Poi ci sono quelle persone che mangiano poco, consapevolmente, per non ingrassare: a pranzo una mozzarella “leggera leggera” con tre pomodorini, un pizzico di origano e giusto un’idea di olio; per cena un po’ di prosciutto cotto con una verdurina cotta  e un fruttino. Cinque caffè al giorno rigorosamente con aspartame, che non ha calorie ma chissà perché non si è mai visto nessun consumatore di dolcificanti che sia in linea. Dimenticavo la cosa più importante: niente pane perché ingrassa!

Bene, abbiamo appena fatto il ritratto alimentare di una persona che non riesce a perdere un etto nemmeno dopo che ha pianto un secchio di lacrime e che muore d’invidia a vedere il migliore amico che si abbuffa di bucatini all’amatriciana e non ingrassa di un grammo. Ti riconosci in questa descrizione? Bene allora ti dico che  il tuo caro amico non è fortunato, e non è nemmeno dotato di un metabolismo fuori dal comune. Mangia, forse senza saperlo, solo con un po’ di buon senso, e questa è la sua grande fortuna.

Quindi, facciamo un po’ d’ordine.

Partiamo dall’inizio: l’essere umano è onnivoro. Quindi possiamo mangiare un po’ di tutto. Bene.

Il primo passo per alimentarsi correttamente è tornare alle materie prime per cucinare in modo sano cibi sani.“Ma ci vuole tempo”, penserai.

Ti ricordo che l’acqua bolle in pochi minuti se usi una pentola leggera e ci metti il coperchio, 5 minuti per gli spaghetti,  un filo d’olio extravergine di oliva, una  grattugiata di parmigiano sopra e hai mangiato. Se non sei troppo di corsa puoi ancora mangiare un frutto, ma ti ricordo che le pesche a dicembre sono un tantino fuori stagione, magari a dicembre è meglio mangiare una mela, una pera, un kiwi o un arancioSe pensi che la pasta faccia ingrassare,  o che l’abbinamento pasta formaggio frutta non sia corretto allora ci sono molte cose da chiarire sulle informazioni nutrizionali che conosci.

Il ruolo del Nutrizionista è insegnare a comprendere quali siano i principi base che devono costituire l’alimentazione corretta. Una chiacchierata con un esperto può svelare informazioni determinanti e non solo su come raggiungere il peso forma. Attraverso una sana e corretta alimentazione si può ritrovare un buon equilibrio psicofisico, mantenere il corpo in buono stato di salute, migliorare il rapporto fra massa magra e massa grassa, ridurre la ritenzione di liquidi e di conseguenza la cellulite, e tenere sotto controllo disturbi e patologie, quando se ne soffra.

Il ruolo del nutrizionista è paragonabile al ruolo del sarto che confeziona per te un abito su misura. Come al sarto fornisci la stoffa, al nutrizionista spieghi chi sei, quanti anni hai, qual è il tuo stato di salute. Come al sarto descrivi il modello che vorresti indossare, al nutrizionista, invece, la storia di come sei abituato ad alimentarti, i tuoi gusti, il tempo che hai a disposizione per mangiare e quante volte ne hai desiderio durante la giornata. E ancora, se al sarto dici  quali sono i punti che vuoi valorizzare o nascondere al nutrizionista racconti l’immagine che hai di te, la tua morfologia e gli esponi il tuoi obiettivi (quanto vorresti pesare, qual è la taglia che vorresti indossare, quali sono i miglioramenti che ti aspetti di verificare), affidandoti così con fiducia alla sua competente esperienza.

Il nutrizionista raccoglie ogni dettaglio che  gli  hai fornito lo traduce in numeri, lo moltiplica, lo proporziona, lo taglia,  lo imbastisce, e a cuciture ultimate  ti consegna l’abito giusto su misura per te. Il prospetto nutrizionale che verrà confezionato su misura per te è uno schema che ti consente di costruire e scegliere gustosi e veloci menù giorno per giorno. Apprenderai quali sono i  comportamenti da seguire quando si magia al bar o da amici, come alimentarti quando sei in viaggio o in riunione, come correggere uno strappo alla regola, quali cibi preferire e quando, a seconda di come si articola la tua giornata, quanti e quali sono i dolci che puoi mangiare ogni giorno.

Ricevere una Dieta Personalizzata è come indossare un abito realizzato su misura; rispetto ad uno comperato la differenza è immaginabile. A questo punto occorre però destreggiarsi nell’intrico feroce delle limitazioni culturali contemporanee. Non sempre per necessità le persone si approcciano ad un’alimentazione priva di glutine o lattosio. Si acquistano alimenti privi di latte, uova, glutine e altri ingredienti ritenuti dannosi. Quando queste privazioni non sono avvalorate da analisi e verifiche da effettuare nel tempo (perché spesse volte un cibo ci allerta in un determinato periodo della nostra vita ma poi torna ad essere per noi innocuo) portano ad equivoci nutrizionali con conseguenze anche importanti.

La prima è la nevrosi che si acuisce verso l’alimentazione e tutto ciò che essa rappresenta come archetipo. Socializzare diventa impossibile o comunque difficoltoso. Ci si relega in posizioni discriminatorie in cui nulla ci è possibile e il piacere di vivere svanisce. Se scambiamo il cibo, o alcuni cibi, per un nemico, ogni nostro movimento quotidiano diventa ostile. Ci si alimenta per sopravvivenza innanzitutto, pertanto si mina il valore del sopravvivere e questo (il premio Lasker Dottor Hernri Laborit insegna…) porta al non poter lottare e quindi alla malattia. Nasce la cosiddetta sindrome di inibizione d’azione, uno stato neurologico, neuro-endocrino, psicologico e somatico in cui l’asse della lotta o della fuga, ipofisi-ipotalamo-surrenali è continuamente attivo per due ragioni:

1. lo stress prolungato fa saltare il sistema dei recettori ai glicocorticoidi che segnalano all’asse di calmarsi

2. si blocca l’unico sistema che può dare il segnale di calma: il Medial Forebrain Bundle, l’asse neurale della gratificazione, scoperto da Odds e Milner, che segnala che l’azione si è conclusa con efficacia.

Massicce dosi di gratificazione potrebbero riportare al riequilibrio, ma una disorganizzazione generalizzata comportamentale, relazionale e biologica impediscono la capacità periferica alla gratificazione, allo star bene: il circolo si chiude su sé stesso. Dalla disregolazione, la patologia ha inizio. E’ una cascata biochimica mappata che non lascia vie di fuga.

Ecco perché è importante un impatto dolce e motivato, consapevole e pratico (e praticabile) per alimentarsi. Alla domanda che mi hanno posto proprio questa mattina su cosa pensassi a proposito del lavaggio epatico (una tecnica di disintossicazione “casalinga” ma feroce, basata su digiuni e somministrazioni di succhi di frutta ed oli, per ottenere uno spurgo della cistifellea ed eventuale –da discutere- eliminazione dei calcoli epatici qualora fossero stati presenti…) ho risposto che il lavaggio epatico ha la stessa funzione del lavaggio dell’auto che tengo sotto il portico dove le rondini ogni anno fanno il nido. La parte che è posteggiata proprio sotto ai nidi resta pulita mediamente al massimo dieci minuti dopo che ho lavato e riposteggiato l’auto lì. Quindi se volessi l’auto pulita dovrei lavarla ogni dieci minuti, o evitare di poteggiarla lì, o chiedere alle rondini di fare il nido altrove. Ora direi che la prima ipotesi non posso prenderla in considerzione in modo alcuno. Quindi, se il lavaggio epatico serva o no direi che merita un discorso molto ampio. Occorre una diagnosi espressa da un medico competente, ottenuta in seguito ad esami diagnostici mirati. Occorre evitare di banalizzare una diagnosi importante. Calcolosi epatiche importanti possono spesse volte essere gestite solo chirurgicamente. Per tutti i casi che consentono strade alternative allora possiamo trovare un infinito numero di risposte. Tendenzialmente prendo in considerazione terapie alternative, pertanto il mio parere, dovessi esprimerne uno, sarebbe condizionato al mio pensiero, ma indipendentemente da questo il concetto base è che se non agirò sulle cause (scegliendo il metodo curativo a me più compatbile) non avrò mai una guarigione totale. Occorre ricordare che la patologia è la manifestazione biologica da parte del corpo di controbilanciare un trauma emotivo (come in maniera dettegliata spiegano le teorie del Dottor Andrea Penna da cui prendono spunto le mie riflessioni).

Salute e malattia non sono solo questione di scienza e professionalità. Identificare sul piano scientifico le condizioni individuali e relazionali per la sopravvivenza e per il benessere, non è sufficiente se i rapporti socio-culturali e la forma di vita correnti non cambiano e non si ricostruiscono tenendone conto.

Articolo precedenteLA SINDROME DEL GEMELLO SCOMPARSO
Prossimo articoloFAIMARATHON