L’ATENEO TORINESE IN OCCASIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA

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Ricordare degnamente docenti e studenti dell’Ateneo torinese che subirono le conseguenze di una delle manifestazioni più aberranti del regime fascista. E’ questo l’intento della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi che promuove, giovedì 31 gennaio alle 15, nell’aula magna del rettorato (via Verdi 8), la conferenza dal titolo”Dal giuramento rifiutato del 1931 alle leggi razziali del 1938″.

Oltre alla conferenza sarà possibile visitare, fino al 26 febbraio, la mostra “Scienza e vergogna. L’Università di Torino e le leggi razziali” allestita anch’essa nei locali del rettorato.

Nel novembre del 1938 fu emanato dal Governo Mussolini il regio decreto legge numero 1728: “Provvedimenti in difesa della razza Italiana”. Un corpus normativo composto da 29 articoli che sancirono, per i cittadini italiani “di razza ebraica”, la progressiva privazione dei più elementari diritti civili. Diventate poi note come leggi razziali, le disposizioni volute dal fascismo vennero accolte in un clima di silenzio e applicate con vergognosa arrendevolezza in tutto il Paese, Università comprese.

Ma andiamo con ordine. Organizzata nell’ambito del Progetto “1938-2018. A 80 anni dalle leggi razziali”, la suddetta conferenza, curata dal Sistema Museale dell’Ateneo torinese e dall’Archivio Storico, ripercorre il contesto degli anni ’30 che avrebbe portato l’Europa verso la catastrofe. Saranno messi in luce i profili accademici e umani dei docenti che subirono la persecuzione e alcuni aspetti della loro attività dopo l’espulsione. Si parlerà infine delle vicende, forse meno note ma non meno importanti, degli studenti colpiti dalle discriminazioni verso gli ebrei.

La mostra invece offre un percorso espositivo di immersione nella realtà dell’Università di Torino tra il 1938 e i primi anni della ricostruzione post bellica. Lo scalone d’accesso ricorda, nella successione delle alzate dei gradini, i nomi delle 58 persone che furono private del loro lavoro a causa delle leggi razziali. Sono proprio queste ultime a segnare l’ingresso della mostra. A seguire, nella prima sala, un ampio pannello e documenti originali ricostruiscono il quadro normativo e prescrittivo, cui i vertici dell’Ateneo diedero attuazione con espulsioni, sostituzioni, emarginazione, per ubbidire alle decisioni governative.

I testi scientifici esposti – ovviamente dedicati alla questione razziale – ricordano il dibattito che, in un contesto ben diverso da quello della dittatura, si era sviluppato su questo tema fin dal secondo Settecento.

Nel corpo centrale del percorso ritroviamo le biografie degli espulsi: vite professionali improvvisamente e drammaticamente troncate, costrette a cercare nuove strade in risposta alla crisi provocata dal regime, o a subire persecuzioni che per alcuni si conclusero tragicamente. Strumenti scientifici e libri sono testimonianza delle ricerche forzatamente interrotte, oppure proseguite altrove in situazioni difficili, ma anche delle possibilità che si aprirono per alcuni che espatriarono, come nel caso di Rita Levi Montalcini.

Troviamo inoltre le vicende degli studenti, divise tra gli ebrei ai quali fu permesso di concludere gli studi ma in condizioni di emarginazione, e quanti, appartenenti alle organizzazioni fasciste, aderirono entusiasticamente alla svolta razzista della dittatura.

A questa adesione è accostata quella dei docenti dell’Ateneo che collaborarono alla produzione di una “scienza” razzista, del tutto priva di contenuti scientifici e di valori morali. Sono inoltre ricordate le vicende di quanti subentrarono agli espulsi, tra cui troviamo sia sostenitori del regime dallo scarso profilo accademico, sia studiosi di valore.

Non tutti coloro che erano stati espulsi dalle leggi razziali rientrarono nell’Ateneo con la Liberazione, e chi lo fece in alcuni casi fu costretto a una difficile convivenza accademica con chi lo aveva sostituito. L’ultima parte della mostra, infine, offre un tributo agli studi di alcuni docenti che subirono questa vergognosa ingiustizia, mentre uno specifico approfondimento è dedicato alle conoscenze attuali sulla specie umana che evidenzia la caduta di ogni fondamento biologico del concetto di razza.

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