ROYAL AFFAIR

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Se vi piacciono i film in costume e le ricostruzioni storiche, “Royal affairs” è il film che fà per voi. Il regista Nikolaj Arcel ricostruisce, infatti, un momento della storia danese non molto conosciuto e particolarmente interessante. Siamo nel  1770 e re Christian VII di Danimarca, da poco salito al trono, deve prendere moglie a soli 17 anni. Il film inizia, infatti, con l’incontro tra il sovrano e la sua futura sposa,  la giovane principessa Caroline Mathilde, sorella del re d’Inghilterra Giorgio III. Di temperamento già instabile, il re comincia a peggiorare poco dopo il matrimonio alternando momenti di infantilismo che rasentano l’idiozia ad attacchi di furia e crisi isteriche. Caroline dopo aver adempiuto al suo dovere di regina garantendo un erede al trono, lo esilia dalle sue stanze e comincia ad interessarsi al tedesco Johann Friedrich Struensee. Questi è, da poco, divenuto il medico personale del re e come tale deve seguirlo pressoché ovunque per contenerne i momenti d’ira e le idee folli o dannose (che rischierebbero di metterlo in ridicolo) procurandogli anche eventuali svaghi e intrattenimenti come quello di frequentare i bordelli di mezza Kopenhagen. Ma il medico è anche un convinto assertore delle idee dell’Illuminismo. Oltre ad essere seguace di Voltaire e di Rousseau, è egli stesso autore di alcuni trattati sull’uguaglianza e i diritti degli uomini (che firma però con uno pseudonimo). Caroline è dapprima incuriosita dalla biblioteca del medico, che è riuscito a introdurre a palazzo una quantità di libri proibiti che a lei stessa erano stati confiscati, appena giunta a corte. E’ lei che, con il passare del tempo, apre gli occhi a Johan Friedrich e gli fa capire come potrebbe influenzare se non manovrare il re a fini politici con la sua influenza e il suo ascendente. D’altronde Christian è, sin dalla sua incoronazione, una sorta di re fantoccio che presiede il consiglio di stato solo per firmare editti già stilati da altri che a volte nessuno si prende la briga di spiegargli. D’altra parte è lui stesso a non mostrare alcun interesse per la politica. Solo il teatro sembra interessarlo. Johan Friedrich lo convince quindi ad interpretare il ruolo del politico esperto, consigliandogli quali leggi o emendamenti potrebbe proporre al consiglio. Pian piano il re, sotto l’influenza del medico e di sua moglie Caroline, crea attorno a se un gruppo di nobili che, ad un certo punto, riesce ad estromettere il consiglio e a prendere il potere. Inizia così un periodo di governo illuminato in cui viene cancellata la censura, si istituiscono case di accoglienza per gli orfani, si aboliscono le torture per i prigionieri, si introduce la vaccinazione contro il vaiolo per i bambini e si cercano fondi per la realizzazione di un sistema fognario. Ma la cosa ha breve durata. La regina madre, appoggiata dall’esercito e da quella parte di nobili scontenti di vedersi ridurre gli appannaggi a favore dei nuovi servizi per il popolo, prepara e realizza un colpo di stato, ripristinando il vecchio consiglio e condannano a morte Johan Friedrich. Caroline, rea di essere, tra le altre cose, l’amante del medico tedesco e di aver concepito con lui (invece che con il re), la sua secondogenita, viene esiliata. Tra le scene più rappresentative e inquietanti del film c’è quella in cui i soldati e i cittadini di Kopenhagen  marciano verso il palazzo reale , chiedendo a squarcia gola di vedere il re, poiché nel frattempo si era sparsa la diceria che  Johan Friedrich lo avesse ucciso per prenderne il posto. Nonostante questi avesse promulgato molte buone leggi a favore del popolo (migliorandone le condizioni di vita), per la gente era diventato “il tedesco usurpatore”. Fomentato dalle dicerie e dal pettegolezzo, il popolo lo avversava e reclamava d’essere nuovamente governato da un re, tiranno o pazzo che fosse. Alle soglie della Rivoluzione Francese, con l’Europa pervasa da nuove correnti di pensiero e di progresso, la Danimarca, nuovamente governata dal vecchio consiglio (divenuto ancor più reazionario e censorio di prima), si avviava a vivere uno dei periodi più oscuri della sua storia.

Nel film ovviamente la vicenda è un po’ romanzata e molto (forse troppo) spazio viene dato alla storia d’amore tra Caroline e Johan Friedrich, ma la ricostruzione storica è ottima  e non si può dimenticare che la pellicola ha ottenuto due orsi d’argento al Festival di Berlino e una candidatura all’Oscar come miglior film straniero.