IL GRANDE RACCONTO DELLE STELLE

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Se il primo a vedere “astri infiniti splendere nel buio” è Omero, non si può non citare Dante, che nella “Divina Commedia” si volge alle stelle all’inizio e alla fine e al termine di ogni cantica. A parlare di come le stelle abbiano, da sempre ispirato l’uomo nella crazione di opere d’arte è Piero Boitani, professore di letterature comparate alla Sapienza di Roma, nel suo ultimo libro intitolato appunto “Il grande racconto delle stelle” (edizioni Il Mulino). In questo libro le stelle sono protagoniste in quanto ispiratrici di arte, letteratura, poemi e musica. Basti pensare ai capolavori della pittura, da Giotto a Van Gogh, nonché della musica, da Händel a Haydn, da Verdi a Wagner, come pure folgoranti sperimentazioni contemporanee. Ma il racconto delle stelle intesse di vibrante bellezza anche civiltà lontane, dalla Persia all’India, alla Cina. Sapienti e visionarie, queste pagine esplorano i pensieri e i sogni, gli interrogativi, i fantasmi, i terrori, le speranze che l’umanità ha consegnato alle stelle attraverso il tempo. Tutto nasce, però, e si dipana, da un passo famoso dell’Iliade:


“Come quando le stelle nel cielo attorno alla luna che splende,
appaiono visibilissime, mentre l’aria è senza vento;
e appaiono tutte le rupi e le cime dei colli e delle valli;
e uno spazio indicibile si apre sotto la volta del cielo.
 
E si vedono tutte le stelle, e gioisce il pastore in cuor suo:
tanti falò splendevano tra le navi e il letto di Xanto,
quando i troiani accesero i fuochi davanti alle mura di Ilio»
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