UNA STANZA TUTTA PER SE’

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“Una stanza tutta per sé”, come alcuni già sapranno, è un breve saggio, nato dalla sintesi di due conferenze tenute da Virginia Woolf nel 1928 a Newnham e Girton (college femminili dell’Università di Cambridge), in cui viene sviscerato il rapporto tra le donne e la letteratura, ma anche queste e la scrittura.

L’autrice spiega, da subito, che avrebbe potuto più semplicemente parlare di grandi scrittrici, da George Eliot a Jane Austen, oppure delle protagoniste di grandi romanzi quali Madame Bovary e Anna Karienina ma, come ritenendo di non arrivare al nocciolo della questione, parte invece da un aspetto che potrebbe apparire  più marginale. In realtà è per lei un aspetto assai determinante:

“Se vuole scrivere romanzi” spiega “una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé” e racconta due giorni immaginari, ripercorrendo i luoghi della cultura (quali università e biblioteche), che riproducono, nei modi e nelle tradizioni, la quasi sacralità con cui vengono, per lo più, destinati agli uomini. Lo scopo di questo saggio è, infatti, quello di rivendicare la possibilità di essere ammesse, in quanto donne, ad una cultura che fino a quel momento si era rivelata di esclusivo appannaggio maschile.

Si immerge, dunque, nelle questioni fondamentali della letteratura: dove e come abbiano origine l’ispirazione e come essa venga tradotta in lettere, passando da un autore all’altro, tra i più grandi della storia della letteratura inglese. Poi torna a riflettere su altri temi.

“Per dedicare spazio all’anima” dice “non bisogna averne troppo nello stomaco”. Se si ha fame o freddo e si deve lavorare tutto il giorno, poco resta per quella povera anima. Una verità sacrosanta oggi come allora, valevole, per tutti, uomini o donne che siano.  Ma l’autrice sottolinea quanto all’epoca, ancor più nell’ambiente letterario (e qui parliamo di circoli letterari quali i Bloomsbury, tra i più raffinati ed evoluti) fosse difficoltoso riconoscere pari dignità alla donna.

La Woolf cita il professore Sir Arthur Quiller-Couch e spiega come, all’infuori di Keats (che visse povero finché la sua giovane vita venne stroncata), tutti i grandi poeti inglesi degli ultimi cento anni provenivano da famiglie agiate che fornivano loro i mezzi per la migliore istruzione. “Un ragazzo povero oggi, ha poca più speranza di emanciparsi del figlio di uno schiavo nell’antica Atene” spiega infatti Quiller-Couch. “La libertà intellettuale”, aggiunge la scrittrice inglese “dipende dalle cose materiali e le donne sono sempre state povere”.

Le ultime due guerre (ndr- la guerra di Crimea e la prima guerra mondiale) hanno però fatto uscire le donne dai salotti di casa. La grande guerra in particolare, in cui gli uomini si son avvalsi dell’aiuto delle crocerossine, vede coinvolta ‘la donna comune’ come parte attiva nelle retrovie del fronte. Nella realtà letteraria, invece, niente appare cambiato.

La Woolf incita quindi le donne a scrivere libri, ogni genere di libri, come sistema per uscire dalla tradizione claustrofobica della letteratura al maschile. Tema fondamentale in questo testo è la descrizione, sempre ironica, di come, per una donna, sia una questione di praticità e di spazi  in una casa dove lo ‘studio’ è, per definizione, destinato al marito o al padre.  E’ questa una condizione che lei vive personalmente e, soffrendone, decide di decrivere e denunciare.

Nella sua famiglia natale dove, figlia d’arte, crebbe circondata dai migliori letterati, lo spazio principale di lavoro era destinato al padre, scrittore storico, mentre la bellissima madre, che divenne modella per alcuni anni, era solita entrare negli studi di pittura come “oggetto e ispirazione per autori maschi”

La Woolf ci racconta il suo pensiero mentre studia qual’è veramente la questione da affrontare parlando ‘della donna e della scrittura’.

Il suo stile pittorico, frasi che percepiamo come chiazze di colore in “Gita al faro”, il ritmo ondulato e cullante che inizialmente ci trasmette una sorta di vertigine, nelle “Onde”, sono una rivoluzione espressiva che, come ci spiega, le permettono di esprimere appieno il suo spirito e sentimento e rivela al lettore che si accosta ai suoi romanzi, che la pagina è come una porta che si apre per lui, su un modo diverso di vedere e sentire.

Egualmente efficace, ma con uno stile completamente diverso (se  non opposto) a quello dei romanzi, “Una Stanza tutta per Sé’’ propone le osservazioni di una donna consapevolmente protagonista del cambiamento culturale di uno dei grandi momenti della storia della letteratura. Lo sguardo attento e illuminato della Woolf coglie e descrive brillantemente le condizioni sociali ed economiche come ostacoli insormontabili all’espressione letteraria nella realtà femminile.

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Nella foto “Una stanza tutta per se” in versione audiolibro, edita da Emons