L’ALTRA VAL D’AOSTA

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C’è una Val d’Aosta “minore”, distante dagli affollati circuiti turistici tradizionali, che merita di essere scoperta. In inverno, itinerari con racchette e sci nella Valle del Gran San Bernardo; in estate, passeggiate ed escursioni sulle Alte Vie: rifugio alpino Frassati, Col Malatrà e Col Serena. Quella parte della Vallée, la media Valle d’Aosta che salendo verso il passo del Gran San Bernardo corrisponde al territorio delle comunità montane Grand Combin e Mont Emilius, dove ancora si parla il patois, la bella lingua franco-provenzale.

Ottimamente collegata (autostrada per i trafori), questa porzione di valle prossima al confine con la Svizzera si propone a famiglie, turisti occasionali e vacanzieri per la genuinità della tradizione locale, lo stile prevalentemente agreste, sopra tutto per l’offerta culturale e gastronomica.

Salendo ai 1600 metri di quota, ai  piedi del Colle del Gran San Bernardo, si scopre un piccolo villaggio, Saint-Rhemy-en-Bosses, comune sparso di meno di 400 abitanti (Endracinum in epoca romana; sul posto sorgeva un importante mansio a controllo della strada). Il villaggio annovera ricchezze culturali ambientali e gastronomiche inaspettate: la Casaforte-museo con esposizioni ed eventi, i vecchi forni collettivi pane da recuperati alla produzione, la chiesa parrocchiale dedicata a San Leonardo, uno dei primi esempi di architettura neogotica in valle; il carnevale con le Lanzette, le maschere multicolori della Coumba Freide che si rifanno alla tradizione del Bonaparte quando attraversò queste terre; il Percorso in Rosso, un indimenticabile viaggio agostano nel mondo dei sapori, in cui fil rouge è proprio il colore rosso dei prodotti in degustazione: Jambon de Bosses Dop, mocetta della Vallèe, lardo d’Arnad Dop, miele di rododendro, carni bovine di razza valdostana, boudin e sasseusse, vini pregiati.

Di notevole interesse la produzione locale di uno straordinario prosciutto artigianale, il Vallée d’Aoste Jambon de Bosses DOP stagionato oltre venti mesi (il salumificio merita una visita: il proprietario vi affascinerà con la “spiega” della storia e del modo di produrre questi capolavori suini in vendita nello spaccio locale). Una leccornia che ha origine nel 1397 la cui tradizione risale i monaci del Colle (quelli del cane con la botte al collo, per intenderci), alla quale si aggiungono mocette, coppe, jambon de poche, prosciutti cotti alla brace. E poi buoni vini (bianco e rosso) birre locali (da provare assolutamente la birra “blu” alla segale), gli apfelsaft (i succhi di mela), latte e formaggio fontina Dop, yogurt, tome di latte di capra, pane nero. Squisitezza da assaggiare assolutamente, la “seupa a la valpelenentse” (pane e fontina in brodo) che vanta addirittura una sua sagra.

Un’antologia di sapori profumi e gusto che trovano la loro illustrazione nel sito www.saveurscampagnardesenroute.it.

Un paio di buoni hotel, tre agriturismi, b&b e camere in affitto costituiscono l’offerta ricettiva di quest’angolo d’alta montagna, incoronato dalle più belle cime delle Alpi valdostane, a due ore d’auto da Torino, Milano e Genova. Da vedere.

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