ABELE NON E’ IN CASA

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Arrivavano verso sera, per cenare insieme, qualche volta ogni estate, oppure andavamo noi da loro. I nostri genitori erano amici da sempre e noi bambini tra tutti eravamo sei. Vedevamo i fari dell’auto avvicinarsi al cancello, un vecchio fuoristrada militare, e correvamo, incuriositi, fuori casa. Saluti e chiacchere, i grandi con il tono di chi ha qualcosa da dirsi e noi, invece, di chi ha molto da fare: dopo cena saremmo usciti di corsa per inventarci qualcosa nel prato: caccia alle lucciole con vecchie lanterne o, inseguimenti su bici arrugginite. Serate fantastiche, come si vivono solo da piccoli.

Ora sono di nuovo qui, nella casa di quelle estati. Ho deciso di fermarmi quasi un mese e poi, per puro caso, mi sono ritrovata, per qualche giorno, insieme a mia sorella e mio fratello. Tre di quei sei bambini.

E’ normale litigare tra fratelli ma, forse, le nostre sono vere manifestazioni di odio. Prima ci siamo scontrate io e mia sorella, poi lei con nostro fratello. Non si sono parlati per giorni e, in ultimo, proprio prima di andarsene, lui si è scagliato contro di me. Di punto in bianco. Con insulti anche e un rancore tale, che sembrava covato da anni. Di colpo si è levato tra noi un muro insormontabile attraverso il quale diventava impossibile parlare e persino pensare l’uno all’altro in modo ragionevole. Si risvegliano fastidi, intolleranze reciproche e, talvolta una rabbia accecante, come causata da chi sa quali affronti.

Ma il vero motivo? L’oggetto del contendere? L’offesa scatenante? Nessuno. Vado a leggere e trovo un brano di Silvia Bonino che dice

– mentre la letteratura sulla relazione sociale ha dedicato negli ultimi anni moltissima attenzione ai rapporti dei bambini con i loro coetanei al di fuori della famiglia, gli studi sui fratelli sono stati assai scarsi –

E uno di Montanini Manfredi del 1994

–       Solo recentemente la psicologia dell’età evolutiva ha ripreso ad interessarsi alla relazione tra fratelli, dopo anni di oblio –

Non resta che arrangiarsi.

Senza stare a rimarcare il succedersi delle liti con i giorni di pace, abbiamo avuto l’idea, io e mia sorella, di una camminata con un amico. Proprio uno di quegli altri tre bambini: quelli delle lanterne, delle caccie al tesoro nei vialetti del giardino e dei rifugi segreti tra gli alberi. Si chiama Martino.

Così mia sorella, Martino ed io, decidiamo di raggiungere, con qualche ora di salita, alcuni laghetti di montagna. Mentre cammina lui parla amabilmente di una cosa e dell’altra, del suo lavoro nel sito archeologico non lontano da qui. Vestito di velluto con gli scarponi di una volta, gentile nei tratti e nei modi, pare uscito da una foto in bianco e nero, di quelle che il tempo ha reso color della ruggine. Inevitabilmente ricordiamo l’infanzia. Poi lui racconta della casa che ha ereditato insieme agli altri due fratelli, Marzio e Maurilio. Quella loro bella casa grande. Marzio è un ex atleta e si occupa dell’orto e della biblioteca. Maurilio ha un allevamento di lama himalaiani in società con Martino e lui scrive questo trattato su ‘tracce e segni dei popoli primitivi’.

Io e mia sorella ci chiediamo: – che cosa abbiamo sbagliato? Come mai tra noi tre, tra me Elena e Teo non si è trovata una analoga affinità crescendo? Una qualche forma di sintonia o anche solo un po’ di pace?

Intanto arriviamo al lago più alto. Bellissimo, la nebbiolina ha coperto il sole e ne ha fatto uno specchio nero perfettamente riflettente. I cardi in mezzo alle pietre con quella luce grigia sembravano ancora più gialli. Poi abbiamo iniziato a scendere e la discesa sulla pietraia è divertentissima, si saltella giù da un sasso all’altro e poi ancora all’altro e diventa una specie di gioco euforizzante, come facevamo da piccoli.

Più tardi sul sentiero Martino ha ripreso a parlare, aveva un’espressione un po’ triste, si rammaricava di non essere mai più andato a camminare con i suoi fratelli.

-Vivete nello stesso posto, vedete le stesse persone, è ovvio che non si può fare tutto assieme- ho detto – però vi piacciono le stesse cose, la vostra campagna…

-No non è così e non è solo questo purtroppo, non ci parliamo quasi più – e lo sguardo era ancora più triste e racconta che ci sono stati gesti odiosi e ostili, tra loro e che, infine, si sono divisi e non si parlano più.

Vorrei capire come succede. Qual’è l’origine? chi ha la colpa se ce n’è una? E, senza disturbare i fratelli Karamazov o la saga dei Nibelunghi, vado a cercare direttamente Abele:

–       Avete visto Abele? – chiedo- Non lo trovo da nessuna parte

–       Abele non è in casa.

Già, probabilmente in nessuna

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