L’EMERGERE DELLA TERZA CULTURA

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Partendo dal dibattito in corso sul dissidio tra cultura umanistica e cultura scientifica, Anna Curir, ricercatrice universitaria e astronoma dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e membro del Linacre College di Oxford, analizza, in questo saggio “L’emergere della Terza Cultura e la mutazione letale” (il Sirente), le condizioni che rendono questi due saperi complementari e indispensabili per ritrovare un’armonia che sembra oggi in crisi.

Nel testo si analizzano, infatti, le condizioni che le rendono complementari e indispensabili queste due tipologie di culture, per invertire la tendenza verso l’autodistruzione a cui l’umanità si sta avviando con il ritorno dei conflitti e i mutamenti climatici.

Partendo dal problema posto da C.P. Snow nel suo pamphlet Le due culture e la rivoluzione scientifica (1959) in cui veniva denunciata la distanza tra le due culture a partire dalla rivoluzione industriale,  la Curir mette in discussione l’oggettività della nozione di “fatto” scientifico, per poi esaminare la reciproca influenza tra l’immagine della natura e l’immagine interna dell’uomo: un’osmosi oggi riconosciuta specialmente dagli intellettuali della “terza cultura”.

Si giunge alla questione posta dal biologo Ernst Mayr, secondo cui la mutazione genetica che ha portato l’uomo all’intelligenza si rivela oggi una mutazione letale: l’intelligenza stessa è alla radice dell’autodistruzione. Lo psicologo Wilfred Bion, a cui l’autrice si richiama, sostiene invece che il pensiero umano sia la forma più alta dell’istinto di autoconservazione.

Emerge dunque un paradosso, per risolvere il quale si risale all’evoluzione mentale umana dall’infanzia allo strutturarsi della personalità, mettendo in evidenza come il desiderio di condividere le esperienze e l’istinto di imitazione, che è alla base del riconoscimento dell’altro, contraddistinguano lo sviluppo della mente umana.

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