CHIARA MONTANARI E L’ANCTARTIC MINDSET

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L’Antarctic Mindset, per chi non lo sapesse, è la capacità di prosperare nell’incertezza ed è un tratto della personalità che, un po’ come la resilienza, è al centro di confronti e dibattiti.
A parlarne è Chiara Montanari, la prima italiana ad aver guidato una spedizione in Antartide e che ha all’attivo quindici anni nell’organizzazione e gestione di missioni polari presso le basi di ricerca internazionali più remote del pianeta.
“L’Antartide ci travolge con una incertezza permanente, la stessa che ci fa vedere il legame tra la creatività e la resilienza, quella straordinaria capacità umana di trasformare anche le situazioni più critiche in positività”, spiega la protagonista che, sul tema ha realizzato, oltre ad un libro “Cronache dai ghiacci. 90 giorni in Antartide” (Mondadori), anche uno spettacolo teatrale. In tal modo divulga anche temi ambientali.
“Siamo parte dell’ambiente in cui viviamo” spiega “quindi se ci comportiamo come se fossimo altro, se lo deprediamo, se lo distruggiamo, se lo trattiamo con poca cura, in realtà stiamo facendo tutto ciò a noi stessi”.
Il tema dello spettacolo è proprio questo: come noi, all’interno dell’incertezza, possiamo crescere. L’Antartide è una metafora del periodo che stiamo vivendo, molto interessante da questo punto di vista, ricco di colpi di scena. È una storia d’amore con l’incertezza che ci spinge nello sgomento, ma può risvegliare la nostra vitalità che, altrimenti nella tranquillità, si addormenta, restando vittima delle nostre abitudini, dei nostri schemi.
 L’incertezza, invece, è una grande chiamata al risveglio della consapevolezza. “Motivo per cui” specifica “ho sviluppato il metodo, ‘Antarctic Mindset’, che propongo alle aziende per riscoprire la nostra capacità di far fronte all’incertezza e sviluppare talenti”.
Chiara Montanari racconta nel suo libro della sua esperienza a Concordia, la base di ricerca italo-francese situata sull’altipiano antartico a 3300 m di altitudine e a 1200 km dalla costa: un luogo isolato da tutto, un ambiente ostile, gelido, dove le condizioni climatiche impediscono qualsiasi tipo di vita. Ricercatori, biologi, climatologi di tutto il mondo vi studiano lo stato dei ghiacci e del pianeta.
Per tutta la sua permanenza lei ha tenuto un diario, qui riproposto in forma narrativa, dove racconta la sua vita in quei mesi in condizioni estreme. Come si vive a -50 °C?
Organizzare la vita quotidiana a Concordia non è semplice: l’approvvigionamento in viveri, materiali, carburante dipende dall’arrivo del convoglio via terra – la “traversa” – ma in Antartide nulla è più imprevedibile del meteo, e l’attesa può essere snervante e trasformarsi in un incubo. La gestione dei rapporti personali in un microcosmo asfittico, dove non vi è la possibilità di isolarsi né di allontanarsi, è l’altra dura prova cui sono sottoposti gli abitanti della base, resa ancora più delicata dalla presenza di solo 6 donne tra 60 uomini.
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