TUTTI BUONI SULLA RETE, ALMENO IN APPARENZA

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Le frasi “buoniste” spopolano sui social. Una delle piu gettonate dice “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre”.

La frase in questione (erroneamente attribuita al regista Carlo Mazzacurati, che invece si è limitato a citarla) è sicuramente d’effetto, almeno ad una prima lettura. Poi, se ci si sofferma a riflettere sul significato, cominciano ad emergere svariate implicazioni, alcune delle quali anche un tantino inquietanti, se vogliamo ma, siccome postare dev’essere un’attività veloce e continua (pena la morte mediatica) quasi nessuno si pone troppe domande.

L’importante è spalmare superficialmente qualcosa sul proprio profilo (come si fa con la crema per la protezione solare in spiaggia o con il burro sul pane tostato), purchè sia d’effetto e ottenga like e cuoricini a più non posso o che sia ampiamente retweettata. Tanto ormai sembra che tutto, o quasi, si faccia (o si posti) con questa unica finalità. La gente viaggia o va alle feste non tanto per godersi le cose in se ma per poterne postare le foto e dire “io c’ero”.

Sembrerebbe addirittura che lo stesso valga per chi fa figli. A sostenerlo è  l’attrice comica Annalisa Aglioti, almeno stando alla “quantità di foto di pance che si vedono su facebook e instagram”. E naturalmente lo ha dichiarato postando il commento sulla sua pagina Twitter.

Ma torniamo alla frase d’apertura, che in realtà è di Ian mcLaren, pseudonimo del reverendo scozzese John Wilson vissuto nella seconda metà dell’ottocento che, stando ad alcune fonti, avrebbe dovuto essere “Be kind, for everyone you meet is fighting a hard battle”, e pad altre “Be pitiful, for every man is fighting a hard battle.”

Se sia l’una o l’altra, poco importa. Ciò su cui mi interessa qui disquisire è che di ammonimenti simili è pieno il web. Se ne trovano talmente tanti che qualcuno ha cominciato a postare commenti del tipo “Io sto qui su Twitter, perché è meglio dello psicologo”.

Devo dire che tutte ‘ste citazioni politically correct, stanno cominciando a darmi l’orticaria. Anche perché sono tutti bravi a parole. Poi vorrei proprio vederli, questi che fanno i buonisti in rete, alle prese con il vicino di casa che fa rumore di notte o con il collega che tenta di fargli le scarpe.

Perché “sii gentile sempre” non significa sii gentile con chi ti è simpatico ed è, a sua volta, gentile con te. Significa siilo proprio sempre. Anche con chi consideri un nemico. Anche con chi ti ha fatto del male. Anche il tuo peggior nemico, in fondo, starà combattendo le sue battaglie, giuste o sbagliate che siano, una delle quali potrebbe essere proprio quella contro di te. Perché se tu lo consideri un nemico, molto probabilmente lui proverà la stessa cosa nei tuoi confronti.

Così mi viene spontaneo domandarmi se, chi posta ‘sti ammonimenti, poi a questi ci si attenga veramente, o per lo meno si ponga lo scrupolo di provare a farlo.

Ma, sempre spontaneamente, mi viene da dubitarne, visto e considerato che essere gentili con il nemico è una delle cose più difficili al mondo. E’ molto più probabile che, chi posta o retweetta i contenuti buonisti in rete lo faccia così, superficialmente pensando “carina sta cosa” e poi, voltata pagina (o spento il computer) se ne scordi bellamente e, una volta in ufficio, si incazzi ben più degli altri con colleghi o sottoposti o, una volta arrivato a casa,  picchi moglie e figli. Ecco questa mi pare già un’ipotesi più probabile…

Sono incappata invece su una pagina che si chiama mr-loto.it dove c’è una sessione dedicata alle “idee di gentilezza”.

Si tratta di suggerimenti più che di ammonimenti.

Qualche ammonimento assurdo e lapidario (tipo “Perdona”), c’è anche qui.. come se perdonare qualcuno che ti ha fatto davvero del male fosse (di nuovo) una cosa tanto facile, che si può fare, così, alla “tarallucci e vino”.

Certo, sappiamo tutti che sarebbe tanto bello saper perdonare ma, visto che tra il dire e il fare, non ci stà di mezzo il mare, ma interi oceani, tutte ‘ste frasi mi sembrano spesso pura e inutile retorica…

La verità forse è che questo tipo di ammonimenti ci piacciono molto, perché in realtà non ci immedesimiamo tanto con chi perdona quanto con chi viene perdonato…In fondo, a chi non piacerebbe chiudere capitoli conflittuali della propria vita, soprattutto se a fare il primo passo fosse la controparte?

In ogni caso, su questa pagina web, ci sono anche suggerimenti utili e soprattutto fattibili come ad esempio “Vai a far visita ad una persona sola” che, detta così, sembrerebbe una cosa talmente banale da rasentare la stupidaggine ma in realtà, a ben pensarci, è un consiglio altruistico intelligente. Perché ai malati quasi tutti ci pensano ma alle persone sole no. In fondo la solitudine viene percepita come una condizione normale cui dobbiamo adeguarci e non come una sofferenza vera. Eppure, se per alcune persone la solitudine è un lusso agognato (fortunatamente sono tra queste), per altre è una delle cose più intollerabili della vita. Soprattutto per quelle che tendono a deprimersi e di conseguenza a chiudersi ulteriormente in se stesse. Ecco di queste persone, chissà perché, tutti tendono a dimenticarsi.

Ma poi ne troviamo altri, altrettanto intelligenti. “Dona dei libri usati ad una biblioteca”, ad esempio o “Ringrazia chi lavora per te” e anche “Chiedi ad una persona straniera di parlarti della sua cultura” o “Aiuta un amico disoccupato a cercare lavoro”,  ma i miei preferiti sono “Fai ridere qualcuno” e  soprattutto “Parla bene di qualcuno”. Per quest’ultimo aggiungerei “almeno una volta ogni tanto”, perché ovviamente, siamo sempre lì, parlare bene di qualcuno che riteniamo un nemico è pressoché impensabile…però parlare bene di qualcuno di cui abbiamo stima, potrebbe comunque essere qualcosa che, presi come siamo da mille rogne quotidiane, ci dimentichiamo di fare…

In chiusura voglio segnalare un film che parla proprio di forme di altruismo intelligente. Si intitola “Un sogno per domani” di Mimi Leder con Kevin Spacey ed Helen Hunt. La storia parte da un compito che un maestro affida ai suoi allievi: devono farsi venire un’idea per migliorare il mondo e scriverla, come se fosse un tema. Uno degli allievi esegue il compito proponendo un’idea tanto semplice quanto geniale nonché rivoluzionaria seppur nel suo piccolo. Ora, in teoria dovrei svelare l’idea in questione ma, per rispetto nei confronti di coloro che non conoscono il film (o non l’hanno visto), non lo faro, tanto per non rovinare loro la sorpresa…