LO ZEN E LE SCARPE ON LINE

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Non so bene come, ma di recente mi sono trovata a passare ore sui siti che vendono scarpe on line.
Mattinate o pomeriggi interi a scorrere immagini di stivaletti e sandali, polacchine e decolletè…
Confrontavo modelli, prezzi e dettagli per tempi infiniti poi mi chiedevo se questi bottini non fossero, in realtà, troppo modaioli e passeggeri o troppo giovanili e grintosi o invece troppo posati e “da madama un po’ attempata”.

Mi dovranno assomigliare, in fondo, queste scarpe, no? Ma io, veramente, come sono?

Comincio con l’immaginare quelle vecchie belle scarpe che durano 10/20 anni, quelle che ti ritrovi dopo tempo immemorabile e che ancora ti piacciono o che ti piace avere addosso…

Mi vedo già infilare un paio di vecchi stivaletti e uscire. Mi immagino, così, su una strada sterrata o un po’ dissestata, come di campagna, ma bella ordinata e luminosa. E’ così che voglio le mie scarpe (ed è questa la strada che devono calpestare): quindi sportive, di cuoio, un po’ sformate e con una bella suola massiccia.

Ed ecco l’illuminazione, devono essere stivaletti e andare bene nella polvere e devono sembrare un po’sformati anche da nuovi. Insomma nati vecchi.

Poi però (e qui sta la fregatura del web) sfogliando altre pagine, improvvisamente, ha la meglio un modello più affilato, aggressivo e rigido adatto ad un inverno buio per strade di città. Ed improvvisamente è li che mi vedo camminare. Verso le sei di un pomeriggio di novembre con una fredda pioggia sottile, il bavero alzato e un ombrello, e le mie scarpe sull’asfalto nero e umido, la gente che guarda in basso e cammina in fretta, uscendo da un posto solo per entrare in un altro, il prima possibile.
Più guardo le scarpe, più mi si risvegliavano i dubbi.

Sullo stile, certo, ma anche su altre cose. Man mano che scorro pagine mi vengono in mente fatti e pensieri che sono sempre meno collegati alle scarpe o comunque solo fino ad un certo punto.

Non sarebbe più etico acquistare scarpe di finta pelle visto che da un po’ di tempo ne propongono tante? L’avessero fatto quando da ragazzina ero un’animalista convinta e andavo in giro con le scarpe di corda d’inverno o facevo impazzire le commesse …che cercassero l’unico paio di “plasticaccia” che avevano in qualche angolo infrattato del negozio…

Ma saranno salutari per i piedi le scarpe sintetiche? Non molto, certo, ma allora perché ne vendono così tante? Dev’essere per via della crisi. Propongono scarpe sintetiche perché meno costose?

Ma poi vedo ‘materiali eco’ tutt’altro che economici (anche rispetto a quelli definiti “vegani” che sfruttano il principio etico e il senso di appartenenza). I prezzi in proporzione rimangono alti. La tendenza è sempre quella di peggiorare la qualità senza migliorare i prezzi.

Ma si tratterà solo di questo o i materiali sintetici diventeranno una vera alternativa al cuoio? Sarà possibile fare una scelta etica senza compromettere la salute dei poveri piedi?

Già, perché occorre considerare anche quella. E poi c’è il fattore comodità
Le scarpe che uno usa per camminare (camminare veramente intendo), devono
essere comode. Non come quelle “di rappresentanza” e per le occasioni mondane.

Ma io sono  il tipo, da occasioni mondane?

non sarebbe meglio un bel paio di sandali?

un infradito basso di cuoio morbido con cui passeggiare in riva al mare?

“Quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali” cantava Paolo Conte…

Continuo a girare e a rigirare pagine virtuali, piene di calzature virtuali, in cerca di spunti.

O forse in cerca di una rivelazione. Trovare il paio di scarpe che mi facciano sentire me stessa o capire come sono io davvero.

O che almeno, una volta indossate, raccontino il meglio di me.

Come accadeva a Debora Levy in quel racconto intitolato “Le mie meravigliose Brothel Creepers” (per chi non lo conoscesse sta in una raccolta di racconti intitolata “Seconda pelle” edita da Feltrinelli)

Le Brothel Creepers (altrimenti note come “scarpe da Teddy boy”) lei le indossava ovunque e comunque, rigorosamente senza calze perché “I senza-calze sono senza-Dio”

Magari avessi le sue certezze. Invece me ne sto qui bloccata davanti a questo schermo.

Decine e decine di immagini di scarpe sfilano davanti ai miei occhi e intanto penso. E più sfoglio più mi perdo nei miei pensieri.

Quel che più di tutto mi piace è vedere riemergere qualcosa di me tra un’immagine e l’altra, forse il rimando ad un tempo o a una situazione passata o ancora da venire.

Tutto sto’ tempo a guardare scarpe e a pensare e poi, quando decido, quando mi sembra di  aver trovato il paio perfetto e sto per effettuare l’ordine mi blocco.

Non ne posso più, sono esausta. Spengo tutto e ci penso domani.

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foto di Vincent Teriaca