UN “ORTOLANO” A EXPO

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Buone notizie dal fronte Expo: l’«Ortolano» di Arcimboldo, il quadro che ha ispirato la mascotte di Expo 2015, inizialmente negato, sarà dato in prestito all’Esposizione internazionale. Ma solo per i primi quattro mesi della manifestazione. Questa è la decisione scaturita a conclusione di un nutrito florilegio di pareri tecnici e, in primis, di atteggiamenti e dichiarazioni di politici: il sindaco di Cremona, il presidente del Consiglio, il governatore della Regione Lombardia e, naturalmente, l’ambasciatore di Expo 2015 Vittorio Sgarbi, e così via. Si è così giunti al compromesso, come spesso accade quando la politica privilegia il calcolo: la città dell’esposizione potrà fregiarsi, a tempo, del celebre quadro proveniente dalla città del Torrazzo. Così, a meno di ripensamenti – niente è impossibile in questo nostro Paese, quando si tratta di prendere decisioni – i visitatori italiani e stranieri dell’Esposizione Universale potranno ammirare l’opera di Giuseppe Arcimboldi, l’artista del 16° secolo celebre per i suoi quadri che rappresentano volti ottenuti accostando frutti, fiori, pesci, libri e altri oggetti, che possono essere “letti” anche rovesciati e mostrare in un verso un canestro di ortaggi e nell’altro il viso di una persona. Anche se prestata da un’Amministrazione, inizialmente riluttante , in occasione di un evento internazionale di grande richiamo in Lombardia e, ovviamente, in Italia. La decisione del sindaco di Cremona,  “sofferta” e contrastata , di lasciare esposta solo per i primi quattro dei sei mesi di Milano Expo 2015, l’opera dell’Arcinboldi, produce alcune conseguenze: limita temporalmente l’appeal del padiglione dove la magistrale opera verrà esibita, contribuendo a discriminare (tra prima e dopo) i visitatori che pure pagano lo stesso biglietto; a “limare” l’attrazione (di nicchia, certamente, ma perché farlo?) della componente culturale dell’Expo; a ridurre il collegamento al tema dell’esposizione (Alimentare il pianeta); e certo non aiuta a capire la differenza tra opera d’arte e grafica pubblicitaria, rappresentate rispettivamente dall’ «Ortolano» e dalla disneyana mascotte “Foody” da questo ispirata (ad oggi, peraltro, non si può dire il personaggio abbia avuto successo di pubblico, né di gadget venduti).

Così, rallegrandoci di potere ammirare, a tempo debito, un opera d’arte che testimonia il genio italico del passato, ancora una volta abbiamo assistito alla mancata trasformazione di un problema in opportunità. La causa? La perdurante scarsa cultura (generale) del marketing e della comunicazione applicati al turismo, che affligge tanto il “pubblico” quanto il “privato” di quest’Italietta piccola e asimmetrica.

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