Sono da poco tornato dal mio ultimo viaggio in Nepal e Bhutan e i ricordi, le sensazioni e le emozioni si affollano ancora nella mia mente.
Siamo nel paese che vieta l’alpinismo, non vuole essere invaso da un turismo di massa, non possiede semafori e dove solo gli aerei della compagna di bandiera hanno il permesso di atterrare. Qui inoltre, le persone comuni vestono tutt’ora in abiti tradizionali.
La descrizione delle sue peculiarità è la chiave che ho scelto per descrivere lo straordinario paese noto al mondo come Bhutan, nome di derivazione incerta, che i suoi abitanti chiamano Druk Yul ovvero la Terra del Drago.
Si tratta di una monarchia retta dal Druk Gyalpo, il Re Drago.
Basterebbe questo a trasportarci in un paese sospeso tra la realtà e la leggenda.
Si dice che il Bhutan sia il paese più buddista al mondo. Il buddismo è, infatti, la religione di stato e trae origine dal buddismo tibetano o Vajrayana, il cui fondatore è Padmasambhava (nato dal Loto) che, da quanto si narra, sarebbe giunto nel paese nell’VIII secolo dal Tibet scavalcando le alte vette himalaiane aggrappato ad una delle cinque mogli trasformata, per l’occasione, in tigre volante.
Egli è noto anche con il nome di Guru Rimpoche (“maestro prezioso”) e qui viene venerato con un secondo Buddha. Il luogo dove egli meditò è l’impervio sito dove venne costruito secoli dopo il più famoso monastero del paese, il Monastero di Taktsang, detto anche “il nido della Tigre”. Per arrivarci bisogna affrontare una salita a piedi di circa 2 ore fino alla quota 3120 m., ma ne vale davvero la pena.
Tutti coloro che svolgono un lavoro a contatto con il pubblico – guide, personale degli alberghi e dei ristoranti, ma anche alunni delle scuole – indossano abiti tradizionali: gonna lunga fino ai piedi (Kira) una camicetta e giacca di seta per le donne e il Gho per gli uomini che è una veste lunga fino alle ginocchia annodata in vita, completata da gambaletti neri.
Gli stessi sovrani vestono spesso gli abiti tradizionali, ovviamente confezionati con stoffe preziose, ma del tutto simili a quelli dei loro sudditi.
Gli abitanti del Bhutan sono circa 750.000 dispersi su una superficie più grande della Lombardia, e forse proprio per non essere minoranza all’interno del loro stesso paese, cercano di limitare il turismo di massa. Per avere un visto di entrata occorre pagare una tassa di soggiorno di circa 100 dollari al giorno e il viaggio deve essere forzatamente prenotato presso un tour operator autorizzato che, con una spesa complessiva di circa 250 dollari giornaliera (inclusa tassa di soggiorno), vi garantirà una guida con auto e guidatore, nonché vitto e alloggio.
In una intervista del 2011 a Vanity Fair, il Re Drago (Druk Gyalpo), descrivendo la sua futura sposa, disse: «Molti avranno la loro idea di come dovrebbe essere una regina: che dovrebbe essere di una bellezza unica, intelligente e aggraziata … Per la regina, ciò che è più importante è che in ogni momento, come individuo, voglia essere un buon essere umano, e come regina, deve essere incrollabile nel suo impegno a servire il popolo e il Paese. Come mia regina, ho trovato una persona di questo tipo e il suo nome è Jetsun Pema. Pur essendo giovane, ha un cuore e un carattere caldo e gentile. Queste qualità, insieme alla saggezza che le verrà dall’età e dall’esperienza, la renderanno una grande servitrice della nazione».
Il saggio Re Drago, al secolo Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, è il quinto della sua dinastia ed è salito al trono nel 2006 quando il padre ha abdicato in suo favore preparando nel contempo una transizione verso una monarchia parlamentale. Nel 2008 infatti dopo due elezioni di prova per insegnare ai sudditi come si fa a votare(!), sono state costituite la camera bassa (Assemblea Nazionale) e la camera alta (Consiglio Nazionale). L’assemblea Nazionale è elettiva e vi sono i rappresentanti dei partiti. Il Consiglio Nazionale invece è composto di 25 membri, 20 eletti e 5 nominati dal re. Per essere eletti nel Consiglio Nazionale occorre NON appartenere ad alcun partito politico ed essere laureati, il che rende questa camera composta quasi unicamente da giovani in quanto pochi sono i laureati “vecchi”.
E se il piccolo paese avesse qualcosa da insegnare alle grandi democrazie?
Non sarebbe male avere un Senato di persone con una certa competenza, anche linguistica, che discutono le leggi in base a convinzioni personali e non partitiche, non credete?
Il paese poi è ricco di bellezze naturalistiche; il passo di Dochula offre una vista spettacolare sulle montagne himalaiane del Bhutan tra le quali spiccano i 7570 m. del Gangkhar Puensum che a tutt’oggi è la più alta montagna inviolata del mondo (!). La cima si trova completamente in territorio Bhutanese ed è stata conquistata solamente la seconda cima della montagna partendo dal versante tibetano.
Non si tratta di difficoltà alpinistiche insormontabili ma del divieto da parte del Re Drago fino al 1983, di praticare l’alpinismo sul proprio territorio. Ci fu una breve finestra temporale fino al 1994 quando vennero vietate le scalate sopra i 6000 metri ma dal 2003 è nuovamente stata ripristinata l’interdizione completa dell’alpinismo. Motivo? Le scalate sono proibite per rispetto e per non disturbare gli esseri spirituali dei luoghi.
Unici al mondo sono i suoi monasteri e le fortezze medievali che punteggiano il paese, ricco di risaie che forniscono un riso coltivato senza alcun uso di pesticidi. Arditi ponti tibetani poi sono stati costruiti per scavalcare i corsi d’acqua. Se avrete la fortuna di andarci la Terra dei draghi vi incanterà.



