Ribelli, partigiane e bandite sono le protagoniste del film “Non aver paura! Donne che non si sono arrese” di Cristina Monti, promosso dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema.
La proiezione si è tenuta nei locali del Centro studi Sereno Regis, in occasione della Festa della Liberazione, ma il film si può visionare anche su sito della Zenit produzioni (www.zenit.to.it alla voce “produzioni” e “documentari”).
Principali interpreti sono le donne che hanno vissuto la guerra di liberazione in Piemonte, ma anche le successive battaglie nell’Italia repubblicana per i diritti civili.
Il film, che rientra in un progetto collettivo tutto al femminile, si rifà allo spettacolo teatrale “Non mi arrendo, non mi arrendo!” messo in scena nel 2005 da quattro registe e attrici, partendo dalle testimonianze dirette delle protagoniste dell’epoca come, giusto per citarne un paio, Bianca Secondo di Pinerolo che fu al fianco del compagno partigiano Nemo e Caterina Costa Giacometti di Lanzo che, per aver aiutato la resistenza, fu incarcerata alle Nuove per quasi un anno.
Si tratta dunque di donne che avevano preso parte attiva alla resistenza, mettendo a repentaglio le loro vite, e che, invece di ottenere riconoscimenti, rischiarono, a fine guerra, di subire lo stigma sociale.
Caterina Costa Giacometti, prima di partecipare a questo progetto, non aveva mai rivelato ai figli di essere stata in prigione. Essere state carcerate, seppur per motivi politici, era considerata una vergogna, soprattutto per una donna.
A fine guerra, le donne furono invece, incoraggiate a riprendere il loro posto e ruolo sociale di mogli e madri, sebbene alcune lavoratrici, ma senza rivendicare chissà che libertà o responsabilità e men che meno un riconoscimento.
Eppure a vent’anni o anche meno, molte di loro avevano sostituito gli uomini nelle fabbriche e/o, con la bicicletta si erano inerpicate su per le montagne per portare viveri e munizioni ai fratelli e ai compagni.
Le ideatrici del progetto – sostenuto da varie istituzioni tra cui l’Archivio storico della Resistenza e l’associazione Almaterra – hanno per tanto voluto rivalutare le imprese di queste giovani.
Le hanno quindi rintracciate e invitate a raccontare da anziane, le loro vite, partecipando a laboratori teatrali insieme a giovani studentesse, facendo così emergere come sia importante trasmettere la memoria alle nuove generazioni e come i diritti conquistati non si possano mai dare per scontati.
Il documentario ha poi messo in luce, grazie ai racconti e alle testimonianze dirette e dettagliate, la determinazione con cui le protagoniste hanno contribuito alla conquista di diritti sociali e civili che le comprendessero, facendo emergere una realtà spesso assente dal racconto della “grande storia”.



