RISCHI E PERICOLI DEL WEB, DEI SOCIAL E DELL’AI

246

Ci stiamo davvero proteggendo dal mondo digitale e dall’Intelligenza artificiale? E soprattutto stiamo proteggendo i nostri figli? Sono in molti ormai a porsi tali questioni, non solo singole persone ma enti e istituzioni anche ospedaliere poiché, secondo studi recenti, un adolescente su tre tra gli 11 e i 15 anni, sarebbe connesso ai social in modo continuativo e soprattutto compulsivo e fuori controllo. Modalità capaci quindi di interferire con la vita quotidiana che, a quanto pare, sarebbero cresciute del 50% negli ultimi quattro anni in tutto il mondo.

L’Ospedale Koelliker di Torino ha recentemente organizzato, ad esempio, in collaborazione con la Polizia Postale, un incontro che non a caso si intitolava “Il pericolo del digitale e dei social”. L’intento non era quello di demonizzare la tecnologia, ma di offrire strumenti concreti per comprenderne l’impatto sulla crescita dei più giovani partendo da tre punti di vista diversi: clinico, psicologico e investigativo.

Tra isolamento sociale, dipendenza dagli schermi, cyberbullismo e perdita progressiva della capacità di attenzione, il tema riguarda tutti, anche gli adulti o chi pensa di avere il controllo della situazione. A confermare questi pericoli sono studiosi ed esperti in diversi ambiti.

Juan Carlos De Martin, docente del Politecnico di Torino, ha pubblicato proprio di recente, con Add editore, un saggio dal titolo “Contro lo smartphone – per una tecnologia più democratica” poiché, se in questi anni c’è stata una rivoluzione che ha coinvolto  tecnologia, economia, abitudini e costume, il suo simbolo è proprio lo smartphone che è divenuto talmente indispensabile da rappresentare ormai un’estensione artificiale. Ma se questo strumento è divenuto così necessario, è urgente sottoporlo a un’analisi stringente a tutti i livelli.

“Occorre studiarlo a fondo, capirne il funzionamento, e – soprattutto – mettere bene in chiaro chi lo controlla, da diversi punti di vista e a vari gradi” scrive De Martin nel suo saggio, “dovremmo interrogarci sulle conseguenze del lasciare che una macchina – progettata in quello specifico modo, controllata da quei determinati attori – diventi il centro nevralgico della nostra vita” specifica “con la consapevolezza che lo smartphone, come qualsiasi prodotto della tecnologia, è un prodotto umano, e che quindi può essere diverso da come è. In altre parole, avendo ben chiaro che, se lo vogliamo, un altro smartphone, questo è possibile”.

Ormai ognuno di noi deve fare i conti con algoritmi, piattaforme e reti globali. E con una tecnologia sempre più potente e fuori controllo che muta ogni nostra abitudine: il lavoro, lo studio, le relazioni personali etc.

Non solo le istituzioni laiche, ma anche la Chiesa, ha preso coscienza del fenomeno con l’enciclica “Magnifica Humanitas” firmata dal papa Leone XIV lo scorso 15 maggio. Il tema su cui si incentra è “La custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, rivelando il suo ruolo positivo, se controllata, ma anche i lati oscuri come il rischio è che possa arrivare ad impoverire irreparabilmente le capacità e le qualità umane: il pensiero, la logica, la volontà e la dignità.

“Se non riscopriamo che cosa significa essere umani” spiega ancora Leone XIV “la tecnologia ci travolgerà” anche perché in grado di dirigere la produzione di armi verso strumenti sempre più letali e di produrre ricchezze inimmaginabili nelle mani di pochi, creando dall’altra parte, nuovi disoccupati e nuove ingiustizie. Anche perché affidare ad un algoritmo il potere di selezionare chi ha diritto alle cure o al lavoro e chi no, vuol dire affidare a una macchina, il destino e il futuro delle persone. In questo modo l’ingiustizia si fa silenziosa e apparentemente neutrale.

A far notare questo tipo di problemi è stato di recente anche don Luca Peyron, fondatore del Servizio per l’Apostolato digitale e docente all’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale applicata all’industria. L’altro grosso problema dell’uso indiscriminato della tecnologia e dell’AI è il rimbambimento dovuto all’ormai consueta delega alla macchina del gravoso impegno di usare il proprio cervello. “Più che uno strumento” ha dichiarato “l’AI costituisce ormai un ambiente culturale nel quale siamo immersi”. Il pericolo si profila maggiore per i giovani che “non si telefonano più perché non riescono a sostenere lo stress di una conversazione e preferiscono scambiarsi messaggi vocali”. I ragazzi d’altronde sono sempre meno capaci di affrontare le difficoltà e si affidano alle macchine anche per chiedere conforto emotivo e consigli. “La metà dei nostri adolescenti” aggiunge, “non ha un equilibrio psicologico decente” e il fatto che preferiscano interloquire con una macchina piuttosto che con altri esseri umani, deve destare una certa preoccupazione. E portare a una riflessione collettiva nonché a trovare delle soluzioni.

Infine occorre rendersi conto che l’intelligenza artificiale oggi è uno strumento nelle mani di pochi, che se ne servono con finalità di controllo (accumulando dati per la conoscenza delle abitudini della popolazione) e accumulo di potere e di denaro. “Chiunque di voi l’abbia usata” ha specificato per lanciare una provocazione “ha attivamente partecipato a distruggere la striscia di Gaza. In questo momento non c’è carro armato, non c’è drone, non ci sono proiettili, non c’è soldato che non sia esattamente dov’è perché un sistema di intelligenza artificiale ha fatto in modo che fosse lì”.

Articolo precedenteLE FESTE ESTIVE DI GENT
Prossimo articoloGLI STAGNI DI TREBON