TRA ABUSO DI FARMACI E CIBO SPAZZATURA

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7389604162_7ec09c2dbfNegli States, ogni anno, muoiono quindicimila americani per l’abuso di antidolorifici (molto più dei decessi causati da eroina e cocaina), ma in Europa la situazione non è molto più rosea e men che meno in Italia. Secondo il rapporto recentemente diffuso dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, emerge, infatti, un fortissimo aumento dei consumi di antibiotici e di medicinali anticolesterolo. Assurdo se si pensa che l’uso eccessivo dei primi, causa, a lungo andare, un abbassamento del sistema immunitario non indifferente e che il colesterolo si può prevenire (nonché combattere) con una buona alimentazione. Di norma è sufficiente evitare di ingurgitare troppi cibi confezionati che sono, notoriamente, pieni di grassi idrogenati e oli di infima qualità come quello di palma. Proprio questi sono, infatti, due dei componenti alimentari che causano  l’aumento del colesterolo (ovviamente parliamo di quello cattivo) e che sono presenti in buona parte dei prodotti industriali che si acquistano nei supermercati compresi quelli da forno come ad esempio cracker e grissini, che all’apparenza sembrano alimenti innocui. Questo non significa che non si debbano mangiare in assoluto, ma che sarebbe meglio imparare a leggere le etichette e scegliere le marche che usano le migliori materie prime. Meglio acquistare cracker all’olio d’oliva, ad esempio, piuttosto che all’olio di palma. E poi naturalmente bisognerebbe consumare più cibi freschi tra cui frutta e verdura. L’italiano medio, però è pigro e, come ci dice una recente indagine Gfk Eurisko, anche piuttosto ignorante. Ben pochi sarebbero a conoscenza, infatti, della famosa “regola delle 5 porzioni di frutta e verdura al giorno” consigliata da medici e nutrizionisti di tutto il mondo per prevenire tumori e malattie cardiache. La situazione è assurda, se non paradossale, soprattutto per noi che disponiamo di prodotti e ricette della cucina mediterranea con le quali potremmo facilmente soddisfare il palato salvaguardando la salute. Basterebbe sfruttare un po’ di più i prodotti nostrani e le ricette della tradizione contadina, che ci appartengono da secoli, per ottenere piatti succulenti anche a base di verdura e ortaggi. Pensiamo anche solo alla caponata o alle melanzane alla parmigiana, ma anche ai peperoni e ai cardi con la bagna cauda (o bagna caoda) o alle torte salate rustiche. Ma senza andare nel complicato e, volendo dedicare alla cucina il minor tempo possibile (chissà perché non ne abbiamo mai abbastanza), basterebbe optare per un buon piatto di pasta con pomodoro fresco o di insalata arricchita con altri ingredienti, tipo piatto unico come, ad esempio, la panzanella. La frutta poi (che chissà perché molti evitano come la peste bubbonica) non ha neanche bisogno di essere cucinata e sarebbe senz’altro una salvezza abituare i bambini a mangiarla in sostituzione alla merendina confezionata per spezzare la fame tra un pasto e l’altro. Sicuramente ci sarebbero meno bambini a rischio di obesità. Di buono c’è che in alcune scuole stanno adottando questa politica di prevenzione, obbligando i genitori a mandare i figli a scuola con un frutto piuttosto che unte pizzette o dolciumi d’ogni sorta. Debellare la piaga dell’obesità infantile che, sulla scia degli Stati Uniti, sta aumentando anche qui da noi, è senza dubbio prioritario ma non è solo questo il problema. Ci sono bambini che non mangiando mai (o quasi) frutta e verdura, rischiando, a lungo andare, di incappare in patologie come, ad esempio, lo scorbuto. Purtroppo, al contrario di Alberto Sordi nella famosissima scena del Film “Un americano a Roma” (in cui non riesce a resistere ai famosi “Maccaroni che lo avrebbero provocato”), l’italiano medio ormai si è abituato al cibo spazzatura in stile fast food e spesso, al piatto di pasta, sostituisce hamburger e hot dog confezionati con carni scadenti che per lo più sono assemblaggi di scarti industriali. Peccato però che proprio questo stile di alimentazione unito all’abitudine di affidarsi, una volta fatti i danni, ai farmaci (come se questi fossero bacchette magiche che possono fare miracoli) sia causa di enormi sprechi in ambito sanitario. Sprechi che vanno dal 20 al 40 per cento della spesa complessiva e che, per altro, paghiamo noi, con le nostre tasse… Ecco perché, sull’onda di alcune iniziative avviate in Inghilterra e Francia (qui è addirittura uscita una Guide des 4000 médicaments utiles, inutiles ou dangereux), l’associazione Slow Medicine ha lanciato un progetto (cui aderiscono la Federazione nazionale degli ordini dei medici e diverse società scientifiche) per ridurre le prescrizioni di interventi e farmaci non necessari e per realizzare campagne di sensibilizzazione su questi temi. Tale associazione si contrappone all’uso e alla prescrizione “facile” e indiscriminata dei farmaci così come Slow Food lo fa nei confronti della distribuzione e diffusione di cibi seriali, industriali e di bassa qualità. All’insegna dello slogan “Fare di più non significa fare meglio”, l’associazione ha raccolto e diffuso una serie di dati allarmanti. Il 40% dei farmaci prescritti non sarebbero necessari e spesso, anzi, sono dannosi, il 25% delle giornate di ricovero sarebbero inutili e potrebbero essere evitate e più del 25% degli esami radiologici sarebbero ingiustificati. Non sono dati diffusi da gruppi antiscientifici o da seguaci di un’improbabile naturalità delle cure bensì dall’Organizzazione mondiale della sanità. La sanità costa troppo perché si spreca troppo. D’altra parte però i cittadini sono ormai abituati a chiedere sempre più esami, più farmaci e più interventi che spesso rischiano persino di peggiorare il loro stato di salute. Prendiamo anche solo una semplice influenza. La causa vera di questa patologia stagionale è fondamentalmente la stanchezza fisica. Quando il corpo è stanco, si abbassano le difese immunitarie e insorgono febbre raffreddore etc. Ma questi sintomi sono solo “stratagemmi che il nostro corpo adotta per informarci che ha bisogno di riposo. Non c’è cura migliore, per questo tipo di sintomi, che starsene a casa tranquilli a non fare nulla per qualche giorno e permettere all’organismo di rigenerarsi, magari ingollando qualche tisana depurativa. La maggior parte di noi invece si imbottisce di aspirine, antibiotici e quant’altro per non perdere la partita di tennis, la festa di compleanno di un amico o qualsiasi altra cosa, costringendo così il proprio fisico ad un surplus di fatiche e di stress che al lungo andare potrebbero tramutarsi in patologie più serie (perché il nostro corpo sarà man mano sempre più logorato) o causare un invecchiamento precoce (per un’usura eccessiva di organi e tessuti). Chi volesse approfondire questi argomenti o avere informazioni sulle attività dell’associazione Slowmedicine può consultare il sito www.slowmedicine.it

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