CAPA IN COLOR

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Sono approdati a Torino lo scorso 26 settembre gli scatti a colori del celebre fotografo Robert Capa. Si è inaugurata, infatti, nella sala Chiablese dei Musei Reali la mostra “Capa in color” curata dall’International Center of Photography di New York. L’esposizione presenta per la prima volta al grande pubblico gli scatti a colori del celebre reporter di origini ungheresi, naturalizzato statunitense che, a 66 anni dalla sua morte, resta il fotografo di guerra più famoso al mondo.

Nella sua vita Capa riuscì a documentare i principali conflitti bellici del ‘900: dalla seconda guerra mondiale  alla seconda guerra sino/giapponese, testimoniando anche della guerra civile spagnola (negli anni ’30), di quella arabo/israeliana e del primo conflitto in Indocina, durante il quale morì, nel 1954. Nonostante sia internazionalmente noto come maestro della fotografia in bianco e nero, Capa ha lavorato anche e con regolarità con pellicole a colori.

Nata da un progetto di Cynthia Young, curatrice della collezione di Robert Capa al Centro internazionale di fotografia di New York, l’esposizione intende illustrare il particolare approccio dell’autore verso i nuovi mezzi fotografici e la sua capacità di integrare il colore nei lavori da fotoreporter, realizzati tra gli anni ‘40 e ‘50 del Novecento. L’intento era quello di presentare un aspetto sconosciuto della carriera del maestro e di raggruppare la maggior parte degli scatti a colori che non erano mai stati presentati in un’unica mostra.

Si potranno dunque ammirare oltre 150 immagini a colori, lettere personali e appunti dalle riviste su cui furono pubblicate e offre la possibilità unica di esplorare il forte e decennale legame del maestro con la fotografia a colori, attraverso un percorso che illustra, in particolare, la società nel secondo dopoguerra.

Il suo talento nella composizione del bianco e del nero fu enorme, ma la scoperta delle potenzialità delle pellicole a colori, lo portò a sperimentare l’uso del colore mentre si trovava sul fronte della seconda guerra sino-giapponese, nel 1938, e si avvicinò al cinema intervenendo in una pellicola prodotta da Luis Buñuel (Spagna 36) e quale fotografo di scena sul set del film Notorious, diretto da Alfred Hitchcock.

Capa fu tra i fondatori, nel 1947, della storica agenzia Magnum Photos, insieme ad Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Georges Rodger e William Vandivert e dopo il secondo conflitto mondiale, si orientò sempre più verso l’uso di pellicole a colori, soprattutto per fotografie che ritraevano la vita decadente dell’alta società europea destinate alle riviste dell’epoca. Parliamo per lo più di testate americane come Holiday e Ladies’Home Journal, ma non solo. Diversi suoi scatti apparvero anche in italia, pubblicati da Epoca”e in Inghilterra su Illustrated.

Quelle immagini, presentate ai lettori per la prima volta, avevano lo scopo di raccontare al pubblico americano la società contemporanea in maniera radicalmente diversa rispetto ai reportage di guerra che avevano guidato i primi anni della sua carriera. L’abilità tecnica del maestro, abbinata alla capacità di raccontare le emozioni umane dimostrata nelle prime fotografie in bianco e nero, gli permise di muoversi con particolare abilità tra i diversi tipi di pellicola, impiegando il colore a completamento dei soggetti fotografati. Tra questi primi lavori si trovano le fotografie della Piazza Rossa di Mosca, realizzate durante un viaggio in URSS nel 1947 con lo scrittore John Steinbeck e la vita dei primi coloni in Israele a cavallo tra gli anni ‘40 e ‘50.

Negli anni ‘50, si occupò anche di moda, lungo le banchine della Senna e in Place Vendôme e ritrasse la vita delle stazioni sciistiche più alla moda delle Alpi svizzere, austriache e francesi, nonché delle spiagge di Biarritz e Deauville. Oltre a realizzare ritratti – come quelli di Pablo Picasso, fotografato su una spiaggia con il figlio Claude, o di Giacometti nel suo studio a Parigi – immortalò anche diversi attori e registi sui set cinematografici, come Orson Welles in Black Rose, John Huston in Moulin Rouge e Ingrid Bergman mentre girava Viaggio in Italia di Rossellini.

L’immaginario a colori era divenuto, d’altronde, parte indissolubile della ricostruzione e della vitalità del dopoguerra, così, per tutti i lavori realizzati dalla fine della guerra in avanti, Capa impiegò sempre almeno due fotocamere: una per le pellicole in bianco e nero e una per quelle a colori. Continuò a lavorare con queste ultime fino al termine della sua vita e, in particolare gli scatti del suo ultimo viaggio in Indocina, anticipano le atmosfere e l’iconografia che avrebbero dominato l’immaginario collettivo della guerra del Vietnam, negli anni ‘60.

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2021, dal martedì al venerdì dalle 10 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 21 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura).

Info e costi su www.capaincolor.it