ALBERT CAMUS A CENT’ANNI DALLA NASCITA

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“Tutto ciò che esalta la vita ne accresce al tempo stesso l’assurdità”. A sostenerlo è lo scrittore e filosofo francese Albert Camus (nato a Mondovi in Algeria nel 1913 e morto a Villeblevin in Francia nel 1960), secondo cui la ricerca di un profondo e autentico legame fra gli individui è reso impossibile dall’assurdo che incombe sull’esistenza umana. Basti pensare alle profonde implicazioni umane e morali del suo esistenzialismo senza dio o alla all’interpretazione del mito di Sisifo che Camus considera “felice” in quanto destinato a un’eterna ribellione nella piena consapevolezza che essa è senza speranza (assurda, appunto),. In occasione dei cent’anni dalla sua nascita le iniziative commemorative non si contano. In Francia come in Italia, ma anche in Belgio, sono già stati organizzati molti convegni e giornate di studio, ma le iniziative continuano a moltiplicarsi, nonché i libri che ne ricordano momenti di vita o ne approfondiscono il pensiero. Parecchi critici ritengano la scrittura e lo stile di Camus (che vinse il Premio Nobel nel 1957) difficilmente catalogabile in una corrente letteraria definita ma, traendo egli spunto per la sua narrativa filosofica dai turbamenti esistenziali della società europea del secondo dopoguerra, è da molti considerato uno dei padri dell’esistenzialismo ateo novecentesco accanto a Jean-Paul Sartre. In Francia il ritorno di popolarità e di una nuova ondata di diffusione dei suoi romanzi, è stato inaugurato dal saggio di Michel Onfray L’ordre libertaire, la vie philosophique d’Albert Camus pubblicato l’anno scorso da Flammarion. In Italia, invece, è uscito da poco Camus deve morire. La tesi dell’autore, Giovanni Catelli, è che l’incidente di macchina in cui lo scrittore francese trovò la morte insieme all’amico Michel Gallimard sia stata opera del Kgb. A Bruxelles un collettivo di artisti ha creato un particolare reading letterario Albert Camus lit L’etranger – temix.  Anche La Scuola di dottorato in Studi umanistici dell’Ateneo torinese dedica all’autore de “Lo straniero” una Giornata di studio dal titolo “Il secolo in rivolta: cent’anni di Camus” (lunedì 2 dicembre a partire dalle 9,30 nella sala Principi d’Acaja del rettorato – via Verdi 8). Ma se dovessi consigliare qualcuno che volesse accostarsi a quest’autore o approfondirne le sfaccettature opterei prima di tutto per la lettura delle sue opere. In particolare sceglierei i Taccuini  (pubblicati in Italia da Bompiani), che Albert Camus scrisse dal 1935 fin quasi alla sua morte, anche se, per citare  la giornalista Francesca Spinelli, “racchiudono alcune espressioni di quel maschilismo che Simone de Beauvoir, a ragione, gli rinfacciava”. Qui si possono trovare però aforismi impareggiabili come “Si cerca la pace e si va verso gli altri perché ce la diano. Ma è chiaro che possono darci soltanto follia e confusione. Bisogna dunque cercarla altrove ma il cielo è muto” o riflessioni a sfondo socio/politico di un’attualità sconcertante: “Quando saremo tutti colpevoli, ci sarà la democrazia” o per concludere “La simpatia… un sentimento da presidente del consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi”

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