Chi decide cosa sia letteratura e cosa no? E perché a scuola ci fanno studiare prevalentemente autori e non autrici?
A spiegarcelo è Johnny L. Bertolio nel suo ultimo saggio “L’ha scritto lei, ma…” recentemente pubblicato dalle Edizioni Tlon. L’autore, che ha al suo attivo anche testi scolastici come “Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini ad oggi”, porta avanti da tempo un’indagine storica, culturale e politica sul perché le scrittrici occupino nella formazione scolastica, uno spazio marginale.
Il canone della letteratura italiana è, infatti, il risultato di un impianto ottocentesco maschile, patriottico e coloniale, consolidato nei manuali e nelle pratiche didattiche. La letteratura che studiamo non è semplicemente “la migliore”, ma quella che è stata selezionata e tramandata attraverso istituzioni, programmi scolastici e tradizioni critiche che si sono consolidate nel tempo. Bertolio smonta alcune delle giustificazioni più comuni come ad esempio l’idea che le autrici non vengano studiate perché non sarebbero abbastanza rappresentative.
Una volta, la narrativa al femminile veniva quasi tutta ghettizzata con il marchio ‘en rose’. Oggi per fortuna, almeno gli editori, mettono i grandi romanzi femminili e maschili sotto lo stesso tetto. D’altronde se prendiamo la struttura del romanzo ottocentesco, che prevede nei suoi intrecci, anche una o più storie d’amore contrastate e/o impossibili, non è certo solo una prerogativa delle scrittrici. Basti pensare a coppie celebri quali Anna Karenina e il conte Vronsky di Tolstoj, Pip ed Estella di Dickens (Grandi Speranze), Cosette e Marius di Victor Hugo (I Miserabili) e ancora Ottilia ed Edoardo nelle “Affinità elettive” di Goethe.
Così come l’editoria negli ultimi anni è andata ripescando opere di donne che spesso erano cadute nell’oblio più assoluto, il lavoro di Bertolio è recuperare nomi rimossi e opere cancellate, decostruendo miti e pseudo-argomenti alla base dell’esclusione, entrando in un territorio delicato, quello appunto del canone letterario. L’assunto di partenza è semplice solo in apparenza. Le scrittrici ci sono sempre state, eppure nella formazione scolastica occupano uno spazio marginale. Da qui prende forma un’indagine che è allo stesso tempo storica, culturale e politica.




